Un laboratorio con tecniche innovative

15 Giugno 2014

L’AQUILA. Utilizzo di materiali originali e tecniche di recupero tradizionali, con l’aggiunta di tecniche innovative, alcune mai sperimentate prima in Italia (nella foto sopra l’architetto Corrado...

L’AQUILA. Utilizzo di materiali originali e tecniche di recupero tradizionali, con l’aggiunta di tecniche innovative, alcune mai sperimentate prima in Italia (nella foto sopra l’architetto Corrado Marsili). È il caso del cosiddetto Smad (Shape memory alloy device), usato finora solo nella chiesa di San Francesco d’Assisi, e lo Shock transmitter: all’Aquila la chiesa di Onna è il primo monumento in cui viene adottato e questo fa del cantiere un laboratorio importante. Vi lavorano attualmente 15 maestranze delle imprese “L’Internazionale” di Altamura (in provincia di Bari) e “Tecton” di Reggio Emilia. Ma presto da 15 gli esperti che lavoreranno al cantiere di Onna saliranno a 30 con l’arrivo di archeologi, storici dell’arte, restauratori. Ma in cosa consistono i due strumenti adottati sulla chiesa? Gli Smad sono «dispositivi a memoria di forma» spiegano Paolo Lorusso, geometra responsabile del cantiere, e Giuseppe Di Leo, capocantiere, entrambi dipendenti della ditta (un’Ati, Associazione d’imprese) che esegue i lavori. «In pratica, sono dei pistoni che intervengono quando c’è un terremoto, ammortizzando la scossa almeno fino a una magnitudo di 6.3». Per quanto riguarda la chiesa di San Pietro sono stati inseriti tra la facciata e il tetto, per cui «in caso di sisma non c'è più la ‘botta’ sulla facciata»: una soluzione non da poco per una frazione come Onna, in cui le intensità sismiche sono molto accentuate per le caratteristiche alluvionali del terreno, con diverse falde acquifere superficiali. Gli Shock transmitter, invece, sono come dei bracci inseriti nella parte bassa della grande trave realizzata nel secolo scorso. (m.g.)