Un martello per uccidere moglie e figlia

Commerciante diretto a Scafa bloccato alla stazione di Pescina. Obbligato al carcere: non si trova il braccialetto elettronico
PESCINA. Bloccato all’interno della stazione ferroviaria con un martello in mano, davanti ai carabinieri sostiene di voler andare a Scafa, nel Pescarese, per uccidere moglie e figlia. Viene arrestato.
Dopo qualche ora in cella, il giudice del tribunale applica una misura meno afflittiva e dispone gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Ma l’uomo è obbligato a rimanere in stato di reclusione nel carcere San Nicola di Avezzano perché nella Marsica non ci sono braccialetti disponibili. Il suo avvocato ha presentato un’istanza per ingiusta detenzione e ha chiesto una modifica del provvedimento al giudice del tribunale. Protagonista della vicenda è un commerciante 40enne di San Benedetto dei Marsi, arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia a seguito di una denuncia della figlia (omettiamo il nome per tutela i familiari).
Una serie di eventi che si sono accavallati e che lo hanno fatto finire nella casa circondariale di Avezzano per quasi una settimana, nonostante l’ok del giudice a tornare a casa. La vicenda, stando alla ricostruzione degli inquirenti, è cominciata venerdì quando il commerciante è stato fermato dai carabinieri alla stazione ferroviaria di Pescina, in possesso di un martello e pronto a salire sul treno diretto a Pescara.
L’uomo, sempre stando alla ricostruzione, è stato notato da alcuni passanti, che a loro volta, sentendolo inveire contro i familiari e vedendolo armato di martello, hanno allertato le forze dell’ordine. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Valentina Calvarese, ha contestato l’arresto poiché non sarebbe avvenuto in flagranza di reato. Per il marsicano l’accusa è quella di maltrattamenti in famiglia.
Il commerciante è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Avezzano. Dopo tre giorni in cella è riuscito a ottenere, nel corso dell’udienza di convalida, gli arresti domiciliari con un provvedimento a firma del gip Maria Proia. Arresti condizionati all’applicazione del braccialetto elettronico. Ma lo strumento di controllo non è disponibile.
L’accusato, così, si è ritrovato a dover trascorrere altri giorni in carcere. Ci sarebbero troppi indagati che portano il braccialetto nella Marsica e quindi non ve ne sono a disposizione per il commerciante. L’uomo è costretto a restare in carcere.
Al riguardo, è stata presentata dal legale del marsicano una istanza di modifica del provvedimento cautelare al giudice per le indagini preliminari e una richiesta di riesame al tribunale della libertà.
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