Un milione dopo 32 anni

15 Febbraio 2017

La Cassazione mette la parola fine al contenzioso con la fabbrica del legno Gielle

AVEZZANO. Più di un milione di euro pioveranno nelle casse del Comune di Avezzano. Un “dono” inaspettato arrivato con una sentenza della Cassazione.

La Suprema corte ha messo la parola fine a una vicenda giudiziaria durata trentadue anni e ha decretato la vittoria, definitiva e su tutta la linea, dell’amministrazione municipale. La controversia era quella che vedeva protagonisti il Comune di Avezzano e la Gielle sas, ex fabbrica del legno.

I fatti risalgono al 1985, quando l’allora Ente Fucino, con rogito notarile, cedette al Comune di Avezzano alcuni beni in uso alla società Gielle – capannoni e terreni circostanti che si trovano a Borgo via Nuova (attuale sede del deposito comunale) – con l’impegno di riconoscere alla stessa migliorie per 950 milioni di vecchi lire. Dopo una lunga serie di contenziosi, la Corte d’Appello dell’Aquila, con una sentenza shock dell’aprile 2013, aveva condannato il Comune di Avezzano a pagare circa 806mila euro di danni.

Sentenza fin dall’inizio contestata dall’amministrazione, che aveva promesso battaglia contro «un provvedimento assurdo» – come l’aveva definito il sindaco Gianni Di Pangrazio – «che per una serie di incredibili vicissitudini e leggerezze interpretative, a distanza di 27 anni si abbatte sulle casse del Comune e, quindi, sulle tasche dei cittadini».

Le contromosse erano state affidate al collegio difensivo del municipio coordinato dall’avvocato Giampiero Nicoli, affiancato dai professori e avvocati Stefano Recchioni e Stefano D’Andrea.

Tra le azioni messe in atto dal Comune, l’impugnazione degli atti dell’allora Carispaq che, malgrado il diniego dell’Ente, intenzionato a ricorrere in Cassazione contro la sentenza sfavorevole di secondo grado, aveva effettuato il pagamento «improprio» alla Gielle. Tanto che il consiglio comunale, sempre nel 2013, aveva dichiarato non riconoscibile la legittimità del debito fuori bilancio, e aveva dato mandato alla giunta di «intraprendere le necessarie misure al fine di tutelare gli interessi del Comune nei confronti della banca e di inviare gli atti alla Procura della Corte dei conti».

La Corte suprema di cassazione, sezione terza civile, accogliendo in pieno la tesi difensiva, ha cassato senza rinvio le sentenze di merito nella controversia, annullando le sentenze del tribunale di Avezzano e della Corte d’Appello dell’Aquila, quest’ultima anche in sede di revocazione, stabilendo che i diritti vantati dalla Gielle nei confronti del Comune di Avezzano erano inesistenti. La Cassazione, inoltre, nella complessa motivazione sostenuta dai legali, ha seccamente censurato in toto entrambe le sentenze di merito, chiarendo che solo il consigliere della Corte d’Appello e il collegio della stessa avevano bene inquadrato le questioni giuridiche, allorché avevano disposto la sospensione dell’esecutività della sentenza del tribunale.

Il Comune di Avezzano, quindi, potrà recuperare oltre un milione di euro, vale a dire tutti gli importi pagati, compresi tutti gli onorari di primo e secondo grado conferiti alla controparte. Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Di Pangrazio, per un risultato che «sancisce una vittoria voluta con tutte le nostre forze, senza mai arrenderci, a tutto favore dei cittadini, sulle cui tasche pesava l’indebito salasso. Chi ha sbagliato dovrà pagare. Questi soldi saranno riconsegnati alla città».

«È una sentenza storica», ha sottolineato l’avvocato Giampiero Nicoli, che aveva introdotto a suo tempo il giudizio di appello e aveva ottenuto la sospensiva del giudizio di primo grado. «Ed è una vittoria straordinaria», ha aggiunto Nicoli, «io e il sindaco ci abbiamo sempre creduto, nonostante sembrasse un’impresa immane. È il trionfo della verità e della giustizia, oltre che il premio alla perseveranza».

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