Un museo del ricordo all’ex campo di prigionia
Venerdì si terrà un incontro al Comune con le associazioni e gli imprenditori Il progetto partecipato è ispirato all’Eden Camp di York in Inghilterra
SULMONA. Il campo 78 come l’Eden Camp di York in Inghilterra. Uno degli esempi più riusciti di musei storici a tema dedicato alle due guerre mondiali, il parco visite offre la possibilità di vedere anche le baracche utilizzate dai prigionieri e i reperti ritrovati. Quello che in sostanza l’amministrazione comunale sulmonese vorrebbe realizzare all’ex campo di prigionia numero 78 di Fonte d’Amore. Per questo il presidente del consiglio comunale Franco Casciani ha chiamato a raccolta associazioni e imprenditori della zona per avviare una progettazione partecipata sul sito storico. L’appuntamento è per venerdì alle 10.30 all’aula consiliare. Già nell’estate di due anni fa il sindaco Peppino Ranalli aveva annunciato di voler realizzare al Campo 78, che nel frattempo è stato ceduto al Comune assieme alle caserme, un museo del ricordo dei prigionieri delle due guerre mondiali. L’intento è quello di recuperare e valorizzare la struttura ai piedi del Morrone secondo il modello dell’Heden Camp di York, che ogni anno conta all’incirca 130mila visitatori, porta occupazione e produce indotti turistici e commerciali sul territorio. Nella progettazione partecipata saranno coinvolti anche studenti e operatori turistici della città. Parteciperanno chiaramente anche l’associazione Freedom Trail e la Fondazione Morrone che si occupa di valorizzare la montagna e tutto quello che rappresenta e contiene sotto il profilo turistico e culturale. Il campo, costruito per i prigionieri della prima guerra mondiale, ospitò quelli di nazionalità austro-ungarica che furono impiegati in operazioni di rimboschimento, lavori agricoli e artigianali. Durante la seconda guerra mondiale al Campo fu assegnato il numero 78 e divenne luogo di detenzione degli alleati anglo-americani, catturati nella campagna d’Africa. In quegli anni nella struttura c’erano oltre tremila persone. Fino a qualche anno fa il campo era utilizzato dall’ Esercito come base militare di addestramento. Le capanne sono state parzialmente ricostruite, mentre restano solo le baracche sulla fila sinistra. Una parte del tetto è rimasta com’era. L'intonaco interno non è stato toccato, specialmente nei punti dove i prigionieri hanno lasciato disegni, scritte e graffiti. In alcuni casi sono ancora leggibili il nome e lo stemma del battaglione di appartenenza dei soldati o i turni di pulizia degli ambienti.
Federica Pantano
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