Un omaggio a Peppe Pantaleo

3 Marzo 2016

L’architetto ha tenuto una lezione sulla storia della città

AVEZZANO. C’è una Avezzano nascosta tra le strade del centro, tra via Corradini e via Albense, tra la stazione e il Comune. Si tratta dell’Avezzano che non c’è mai stata, quella che sarebbe dovuta nascere nella ricostruzione dopo il terremoto del 1915 che rase al suolo la città. A raccontarla, tra mistero e fantasia, in una serata con il sapore della storia, è stato Giuseppe Pantaleo, meglio conosciuto come Peppe, ospite speciale di un evento al ristorante Mammaròssa di Daniela e Franco Franciosi. L’architetto avezzanese, che sa conquistare con i suoi modi schivi e cordiali, oltre che con il suo particolare modo di osservare eventi, persone e cose, ha saputo descrivere i passaggi che hanno portato all’attuale assetto del capoluogo marsicano. Ha presentato gli originali piani di ricostruzione da cui emerge una amara verità: oggi il centro appare caotico, privo quasi di uno stile determinato e ordinato, specie con la costruzione dei nuovi quartieri. Teatro, Comune, tribunale e numerosi altri edifici degni di nota sono collocati nelle parti più disparate della città. La ricostruzione, secondo Pantaleo, non sembra aver seguito i progetti originali. A tracciare un profilo dell’architetto, sono state le parole del suo amico, il dottor Maurizio Paoloni, primario del reparto di Malattie infettive all’ospedale di Avezzano e molto legato alla città. «Presentare Peppe non è opera semplice», ha affermato, «lo incontri nei posti più impensati ed infrequenti, d’improvviso ti accorgi che è al tuo fianco, silenzioso, ovattato, materializzatosi un po’ come lo Stregatto di Alice, vedi il suo sorriso ben prima di accorgerti di lui che ti parla e ti comunica le sue sensazioni, emozioni e timori». «Peppe», ha aggiunto, «è un grande filosofo e ciò che muove i suoi pensieri è il suo grande amore per l’umanità e per gli esseri viventi». L’architetto ha anche presentato i suoi disegni e progetti personali, mentre un’altra fotografia di Peppe è stata esposta da un altro amico, il dottor Massimo Botticchio. Il progetto “Nemo nella città immobile”, ideato da Franciosi, ha ospitato un nuovo tassello della cultura avezzanese.

Pietro Guida

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