Un Parco più stretto Rispunta il piano per ridurre l’area

20 Dicembre 2017

Pool di tecnici al lavoro per rivedere le zone protette Le associazioni ambientaliste promettono le barricate

L’AQUILA. Sotto l’albero, un Parco...ristretto. La pax natalizia che sembra aleggiare sul Comune (da almeno 48 ore, ormai, la sinistra non dice più che aspetta la prima delibera di Biondi; viceversa, la destra ha alzato la puntina dal disco rotto del «l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare») starebbe per terminare. Al centro del dibattito il tema Gran Sasso.
LA MOSSA DEL CAVALLO. Secondo alcune indiscrezioni, si sta muovendo sottotraccia un piano, neppure troppo segreto, per assecondare le istanze dei promotori del referendum anti-Parco. Se è naufragata l’idea della consultazione popolare, dunque, forte della raccolta di firme per riperimetrare il Parco e cancellare i siti di interesse comunitario e le zone di protezione speciale, l’idea sta ripartendo, anzi è già ripartita, sotto altre forme. Il jolly per dare il via libera a nuovi impianti sciistici, e accrescere, in tal modo, il consenso nelle folte schiere dei cacciatori potrebbe essere uno studio affidato a professionisti esterni – che sarebbero stati incaricati da una delle amministrazioni di beni separati – per ridisegnare i confini del Parco tagliando qualche pezzo (Chiarino, il Vasto, Montecristo?).
BIPARTISAN. Il tema è cavalcato dalla destra, ma anche a sinistra c’è chi sta tranquillamente con un piede nella conservazione e l’altro nello sviluppo. Risale a due anni fa il documento unitario del centrosinistra (dal Pd a Rifondazione) che puntava a coniugare le esigenze ambientaliste con gli interventi del piano d’area. In campagna elettorale per le Comunali il tema tornò caldo. L’allora candidato sindaco Pierluigi Biondi (con lui l’ex manager Asl Giancarlo Silveri) firmò la Carta del Gran Sasso degli sviluppisti. Adesso quella raccolta di firme, e la chiara volontà politica espressa da Biondi, favorevole a una modifica definita «a saldo zero» dei confini del Parco – spostando i vincoli su altre zone – hanno dato forza alle amministrazioni separate. Assergi e Arischia su tutte, in quanto parte di questi territori ricadono nella loro “giurisdizione”. Da qui l’idea di affidare le “forbici” a un pool di esperti esterni (uno studio di Roma) per una sorta di progetto-proposta che potrebbe approdare così com’è in consiglio comunale, a caccia dei voti per l’approvazione. Il primo passo di un iter che prevede anche il vaglio della Regione, del governo e infine dell’Europa. Gli sviluppisti strizzano l’occhio a esponenti di centrosinistra al consiglio comunale (come Elia Serpetti) e regionale (come Pierpaolo Pietrucci) a sostegno delle loro istanze. Le associazioni ambientaliste promettono le barricate. E la vicenda potrebbe aprire nuovi conflitti. Forti delle prerogative della legge 168 del 20 novembre 2017 (norme in materia di domìni collettivi), le amministrazioni dei beni separati vogliono dire la loro. E all’Aquila potrebbero piazzare la loro prima bandierina proprio sul tema della decisione sul futuro del Gran Sasso.
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