Un pavimento dell’antica Roma: si scava alla ricerca di una villa

Il ritrovamento nell’area di Tagliacozzo dov’è prevista la nascita di una mega centrale fotovoltaica La tecnica costruttiva ha oltre 2.000 anni, esempi simili a Marsala, Villa Adriana di Tivoli e Napoli
TAGLIACOZZO. Gli scavi in località Camerata di Tagliacozzo hanno portato alla luce un pavimento risalente a oltre 2000 anni fa. La straordinaria scoperta è avvenuta per caso. L’area, che si aggira sui quattro ettari, lo scorso anno era stata scelta da una società per realizzarvi un mega-impianto fotovoltaico, da 440 watt, ottenendone a marzo l’autorizzazione da parte della Regione Abruzzo. In questi casi, però, per legge, prima di iniziare i lavori, bisogna effettuare un’indagine preliminare per escludere che l’area sia di interesse archeologico. Compito che spetta alla Soprintendenza. Avviati i sondaggi, sono subito affiorati frammenti di ceramica e di mattoni. Proseguendo, è venuto in superficie, in perfetto stato di conservazione, un pavimento di mattoni, di forma rettangolare, disposti a spina di pesce.
Una tecnica costruttiva risalente all’antica Roma e definita opera spicata (opus spicatum). Marco Vitruvio Pollione, architetto e scrittore romano, nel trattato sull’Archeologia (De Architectura), pubblicato nel 15 a.C. e dedicato ad Augusto, l’addita come modello, in quanto dava maggiore stabilità alla struttura, la quale resisteva meglio ai movimenti sismici. Pavimenti simili sono stati rinvenuti, oltre che a Roma, nell’area archeologica dell’antica Lilibeo (l’odierna Marsala), a Villa Adriana di Tivoli, e nel mese di giugno dello scorso anno, nel centro storico di Napoli.
Tale tecnica costruttiva nella Roma antica veniva adottata generalmente per i pavimenti dei cortili e delle terrazze delle ville. Questo fa pensare che il pavimento a spina di pesce scoperto a Camerata di Tagliacozzo facesse parte di un complesso abitativo che ulteriori scavi potrebbe riportare alla luce. E poiché l’area interessata è a ridosso della Tiburtina Valeria, e faceva parte del territorio di Alba Fucens, colonia e fedele alleata di Roma, non è da escludere che la eventuale domus, della quale il pavimento faceva parte, appartenesse a un importante e facoltoso abitante di Alba. Le attività archeologiche proseguiranno.
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