Una candela per le vittime del 1703

3 Febbraio 2023

Il terremoto di 320 anni fa, don Pinton celebra la messa: «La città non dimentica»

L’AQUILA. Il 2 febbraio è il giorno della Candelora, la presentazione di Gesù al Tempio, e per la religione cattolica è un momento gioioso che si celebra 40 giorni dopo il Natale, e che arriva in un momento in cui si comincia a intravedere la fine dell’inverno. Le candele che vengono accese vogliono rappresentare proprio questo, l’uscita dalle tenebre e, per l’agricoltura, la fine dell’inverno e l’avvicinarsi della primavera. Ma per la città dell’Aquila la Candelora ha un significato tutto particolare. Durante la Candelora del 1703, mentre molte chiese erano gremite, un terremoto di incredibile potenza distrusse la città, provocando, secondo le fonti dell’epoca, migliaia di morti, di cui 3mila nella sola città dell’Aquila. Nel capoluogo, nel solo crollo della chiesa di San Domenico gremita di fedeli, perirono più di 600 persone. Un evento che ha cambiato la storia della città, e che ieri è stato ricordato nella messa per le vittime che si è tenuta a Santa Maria del Suffragio, chiesa che oggi ospita anche la Cappella della Memoria, dedicata alle vittime del sisma del 2009. Nel corso della messa, don Daniele Pinton ha ricordato i due momenti della festa della Candelora, dopo essere passato tra due ali di fedeli con in mano ognuno una candela accesa. «La Candelora è il momento della presentazione di Gesù al Tempio», ha detto durante l’omelia, «un momento importante per noi cristiani. Ma noi oggi siamo qui anche per pregare per le vittime del sisma del 1703, in questa stessa chiesa voluta dalla Confraternita del Suffragio ed eretta dopo la catastrofe che ha cambiato per sempre L’Aquila. Dobbiamo ricordare la nostra storia, la storia di una città che ha dovuto sopportare tragedie come quelle del 1703 e del 2009».