Una casa di accoglienza per aiutare i detenuti

28 Maggio 2017

La struttura ha 12 posti letto, cucina, refettorio, sala riunioni, studio e lavanderia È costata 500mila euro e sarà gestita da associazione Liberi per liberare e diocesi

AVEZZANO. Come Abramo accolse i misteriosi viandanti a Mamrè, così l'associazione Liberi per Liberare e la diocesi dei Marsi accoglieranno i detenuti per traghettarli verso una nuova vita. Si chiamerà proprio “La tenda di Mamrè”, in riferimento all'episodio della Genesi, la casa a custodia attenuata dove i detenuti di San Nicola potranno intraprendere un percorso rieducativo. La struttura di via Garibaldi venne sequestrata nel 2006 a una famiglia rom e poi assegnata nel 2009 all’Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati che la diede al Comune di Avezzano imponendo la clausola dell'utilizzo per scopi sociali. Nel 2014, furono avviati i lavori per la realizzazione della casa da destinare all’accoglienza e ai servizi per ex detenuti grazie all'impegno dell'associazione Liberi per liberare e della diocesi dei Marsi. In tanti ieri hanno partecipato all'inaugurazione con spirito di gioia e fratellanza. «Abbiamo fatto tante esperienze affittando delle abitazioni e facendo convenzioni con strutture ricettive», ha commentato don Francesco Tudini, presidente di Liberi per liberare che insieme a suon Benigna ha seguito il progetto, «poi abbiamo pensato a questa opportunità con l'intento di realizzare qualcosa aperto anche alle altre necessità». La casa ha 12 posti letto, cucina, refettorio, sala riunioni, studio e lavanderia. La demolizione e ricostruzione della casa è costata circa 500mila euro messi insieme grazie a finanziamenti e donazioni. «Questa struttura è nata dal cuore dei credenti della pastorale marsicana», ha concluso il vescovo, monsignor Pietro Santoro, «papa Francesco ci ha detto che dobbiamo metterci accanto alle periferie esistenziali. E noi lo facciamo con questa struttura. La diocesi ha finanziato il progetto con 230mila tramite l'8 per mille. La solidarietà ha sempre i piedi scalzi. Diffido da chi è solidale e ha sempre le mani in tasca».
«Ci sono persone che spesso quando escono non hanno un posto dove andare», ha precisato la direttrice della casa circondariale di Avezzano, Anna Angeletti, «questo è un posto di reinserimento, un ponte, una possibilità concreta di rieducazione. Un grande segno di civiltà». Commovente la lettera scritta in segno di gratitudine dai detenuti e letta da uno di loro perché «molto spesso le difficoltà per noi iniziano quando finisce la detenzione e restiamo orfani di affetti». L'arredamento della struttura è stato donato dalla Croce Rossa, dal Comune di Avezzano e dall'Istituto Sacro Cuore. Per il sindaco Gianni Di Pangrazio «questa casa è stata portata a termine grazie alla partecipazione di tante forze. Facendo sinergia si è riusciti ad avere questo importante risultato». Presente Luigi Lusi: «In qualità di vice presidente della commissione Bilancio del Senato mi adoperai per far finanziare con 150mila euro la struttura».(e.b.)
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