Una domanda in inglese per sperare in un sostegno
L’AQUILA. Il destino delle 16 startup (alcune ancora alla fase cosiddetta “alfa”, embrionale, altre prototipate e brevettate, altre ancora già operative), presentate lunedì scorso davanti alla super...
L’AQUILA. Il destino delle 16 startup (alcune ancora alla fase cosiddetta “alfa”, embrionale, altre prototipate e brevettate, altre ancora già operative), presentate lunedì scorso davanti alla super manager americana Tiffani Norwood, non è ancora definito.
Lunedì gli startupper italiani hanno avuto la fortuna di presentare le loro idee all’imprenditrice che ha fatto dello “sviluppo delle imprese” uno degli scopi della sua vita. Un modo per testare la validità dei progetti e anche della loro personale capacità di presentarlo a un pubblico (la Norwood si è permessa più volte di dare consigli). Quella di lunedì non è stata, però, una competizione tra startup, non sono previsti finanziamenti automatici. Al termine dell’evento la manager ha ricordato che, per essere finanziati dal fondo “Rothenberg Ventures”, si deve presentare domanda in lingua inglese sul sito del fondo americano, che ogni anno “apre” due finestre per ricevere le candidature da parte delle startup (a quelle scelte andranno 180mila euro ciascuna). Quella di lunedì scorso è stata l’occasione anche per stringere rapporti con i vari stakeholders (portatori d’interesse), come l’università dell’Aquila, Digital Borgo (rete d’imprese e incubatore d’imprese) e Tecnopolo d’Abruzzo (polo produttivo e anch’esso incubatore). A volere l’incontro aquilano con la manager Usa, conosciuta precedentemente in Italia, è stato Alberto Leonardis, imprenditore e “padre” della startup “Giovanni Leonardis welfare” per lo sviluppo di sensori per il dolore, che a regime assumerà all’Aquila 60 persone tra medici e infermieri. (m.g.)
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