Una folla di fedeli alla scoperta delle catacombe

Lunghe file per ammirare i nascondigli dei Cristiani Cialente: vorremmo l’apertura non solo nei week end
L’AQUILA. Non c’è solo la comunità di San Vittorino. A riempire il sagrato e la chiesa di San Michele Arcangelo ci sono centinaia di fedeli e curiosi provenienti da tutta la città e non solo. Qualcuno cerca di entrare a spintoni, ma l’interno della basilica è ormai inaccessibile. Bambini, anziani, giovani e adulti hanno riempito ogni spazio. L’uno sente il respiro dell’altro sulla spalla. In prima fila si intravede la fascia tricolore del sindaco Massimo Cialente. In tanti stamattina non hanno voluto mancare all’appuntamento delle 11: la messa che precede l’apertura delle catacombe di San Vittorino rimaste chiuse per dodici anni. Sull’altare, insieme, al parroco, don Giorgio Hanejko, anche Giovanni Carrù, segretario della Pontificia commissione di archeologia sacra che si è occupata del restauro dei locali ipogei. La cerimonia comincia senza ritardi e procede in modo spedito. In molti restano fuori, nonostante la giornata non sia calda e il sole coperto da nuvole sottili. «Questa chiesa così gremita è il segno di quale sia il valore di ridare alla città un monumento così insigne», commenta subito, prima della tradizionale predica, don Giovanni Carrù. «Un’operazione resa possibile grazie al professor Vincenzo Fiocchi Nicolai, del pontificio Istituto di archeologia cristiana, che si è occupato personalmente del restauro». Il parroco e direttore delle catacombe, don Giorgio Hanejko, sfoggia un sorriso sorprendente. Passa per i banchi a dare l’eucarestia e sembra voler esprimere a tutti la propria soddisfazione. Lo fa appena terminata la messa, dalla zona più alta della parte vecchia della chiesa di San Michele, di solito chiusa al pubblico. Qui è stato allestito un palco per un breve convegno prima del taglio del nastro, sono stati affissi pannelli illustrativi del luogo e esposti reperti provenienti dai locali sotterranei, ma è difficile leggere le scritte e ammirare i reperti tra la folla che si accalca. «Questa è per noi una splendida giornata, il giorno in cui riapriamo le catacombe dopo dodici anni di chiusura motivata dalla carenza di presidi di sicurezza e illuminazione», spiega il parroco. «La mia speranza è che anche questo complesso possa contribuire alla rinascita di un cammino di turismo religioso che porti un po’ di ristoro alla disastrata economia di questa nostra zona». Le pietre sulle pareti e la chiusura prolungata rendono il locale particolarmente freddo. Neanche la ressa riesce a riscaldare l’ambiente. In tantissimi, tuttavia aspettano, seppur a tratti spazientiti dal protrarsi dell’attesa, il taglio del nastro. Lo annuncia il sindaco Cialente: «Credo sia una festa davvero quella di oggi, perché ci riappropriamo di un monumento importante, un monumento della nostra storia», dice. «Stiamo riscoprendo ogni giorno di più le nostre radici. Un fenomeno fondamentale dopo il sisma. Per questo il Comune ha deciso di avviare a proprie spese gli scavi di Amiternum». E poi facendo riferimento all’apertura delle catacombe solo nel week end: «Vorremmo che il monumento potesse rimanere aperto anche in altri giorni. Questa è la nostra ricchezza. Andiamo di corsa anche perché fa un freddo terribile». Con le forbici il primo cittadino divide quasi perfettamente a metà il nastro dorato che chiude simbolicamente l’accesso alla rampa di scale in pietra che conduce alla porticina delle catacombe. Da sopra qualcuno cerca di sbirciare, poi la folla viene divisa in gruppi più piccoli: i locali angusti non permettono un’affluenza massiccia di persone. I primi scendono insieme all’archeologo Nicolai che si sofferma stanza per stanza a spiegare il significato di quelle pietre, di quelle sepolture, di quegli affreschi riscoperti dopo più di un decennio.
Michela Corridore
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