Una gara di solidarietà per salvare Mohamed

L'AQUILA. Solo un abbraccio forte e lungo per trasmettersi l'un l'altra le cose non dette per una vita. Due fratelli somali si ritrovano a Fiumicino, dopo trent'anni vissuti senza mai vedersi, per...
L'AQUILA. Solo un abbraccio forte e lungo per trasmettersi l'un l'altra le cose non dette per una vita. Due fratelli somali si ritrovano a Fiumicino, dopo trent'anni vissuti senza mai vedersi, per salvare la vita di Mohamed Abdisalan Ali, un bambino somalo di un anno e quattro mesi, che si nutre da sempre soltanto tramite un sondino nasogastrico a causa di una malformazione congenita su cui i medici, dal piccolo ambulatorio di Galkayo, villaggio fra le montagne somale a 700 chilometri da Mogadiscio, non potevano fare nulla. Impossibile, in un Paese senza presidi medici attrezzati, pensare a un intervento chirurgico per correggere quella separazione tra l'esofago e la trachea di cui soffre Mohamed, atterrato a Fiumicino il 18 giugno dopo ore di volo da Nairobi, necessarie per coprire i 1.200 chilometri che lo separavano dall'Italia, dove sta per cominciare una nuova vita. Ha gli occhi grandi e impauriti Mohamed, provati da una esistenza di stenti in cui non ha mai bevuto una goccia di latte, tanta è la povertà da cui la giovane mamma Khadra Isse Jama ha sempre cercato di strapparlo. Con una gara di soldiarietà partita dal contact center “Lavorabile” dell'Aquila e di Roma la vita di Mohamed cambierà per sempre. Una corsa contro il tempo dei dipendenti di Lavorabile, che hanno raccolto 3mila euro (alle quali l'azienda ha aggiunto la restante parte per arrivare a 7mila euro) per poter organizzare il viaggio. Una corsa anche contro la burocrazia che mette i bastoni fra le ruote, soprattutto quando si tratta di firmare un visto per uscire da un Paese perennemente in emergenza. Ma Mohamed ha anche un'altra fortuna: quella di avere uno zio, mai conosciuto, che lavora proprio nella sede aquilana del contact center, Abdirahman Isse Jama, 55 anni, che vive all'Aquila da almeno 30. Una scelta fatta da giovane per fuggire alla guerra civile. Lo scotto da pagare è stato tagliare tutti i ponti con la sua terra e con la sua famiglia. Mamma e figlio sono stati accolti a Fiumicino da due ambulanze della Croce Rossa italiana per essere poi trasportati all'ospedale Bambin Gesù di Roma. Il bimbo, denutrito, è stato ricoverato subito nel reparto di Chirurgia endoscopica digestiva. Ora Mohamed ha cominciato a bere il latte da solo. La madre Khadra, denutrita anche lei e con la febbre all'arrivo a Fiumicino, è stata portata in un altro ospedale, dove ha scoperto di essere incinta. Averlo scoperto in Italia è una bella notizia per lei. Adesso i medici stanno cercando di capire come correggere l'anomalia congenita del piccolo, dalla quale si sopravvive in Europa ma si muore in Somalia. Un lieto fine reso possibile soprattutto grazie alla solidarietà dell'azienda Lavorabile, della Croce rossa italiana, del ministero degli Esteri e dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù.
Marianna Gianforte
©RIPRODUZIONE RISERVATA

