Una lettera mette nei guai i due indagati

Morte di D’Orazio, la missiva recapitata in Comune da una coppia di fidanzati appartata nei pressi del Giovenco: vista l’auto
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Tra le prove in mano agli inquirenti, per far luce sul giallo di San Benedetto dei Marsi, anche la lettera di una coppia di fidanzati che, la sera della scomparsa di Collinzio D’Orazio, era appartata nei pressi del fiume Giovenco e aveva notato strani movimenti. Nella lettera, raccontano di avere visto un’Audi A3 percorrere la strada verso il Giovenco, nello stesso punto dove è poi stato trovato il corpo della vittima. Era la notte tra venerdì 1 e sabato 2 febbraio: verso l’1.30 la macchina, stando alla lettera del tutto simile a quella di uno dei due indagati, si trovava proprio in quel punto. La lettera è stata fatta recapitare al Comune fucense. Uno scritto datato 18 febbraio, cinque giorni prima del ritrovamento del cadavere di D’Orazio. L’anonimo autore sostiene di avere visto, proprio quella notte, mentre era appartato con la fidanzata, un’Audi A3 grigia vecchio modello che procedeva verso il fiume Giovenco. Nella lettera si sostiene che l’auto proveniva da San Cipriano, percorrendo la strada che porta al fiume. Significativo il fatto che il testimone sapesse con precisione dove i sommozzatori avrebbero potuto cercare il corpo della vittima. Gli inquirenti sembra ritengano molto attendibile la testimonianza perché l’autore della lettera conosceva il luogo del ritrovamento del corpo prima ancora che i sommozzatori ritrovassero Collinzio D’Orazio senza vita. Già dalle prime battute di indagine, per i carabinieri la scomparsa del 51enne disabile nascondeva troppi interrogativi senza risposta per poter essere archiviata come un suicidio volontario o come un incidente. La ricostruzione fornita dai due giovani indagati per omicidio volontario, Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia, è stata confrontata con quella di numerosi testimoni ascoltati dai carabinieri. Loro hanno raccontano di avere dato un passaggio in macchina alla vittima e che questi, davanti alla propria abitazione, si sarebbe rifiutato di scendere perché, ubriaco, temeva il rimprovero della madre. Quindi l’avrebbero lasciato alla periferia del paese. Su disposizione della Procura, sono stati sequestrati abiti, diversi telefoni cellulari e l’auto di uno dei giovani. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Lara Seccacini, sono riusciti a scoprire che alcuni messaggi erano stati cancellati da Messenger, la piattaforma di Facebook. Erano venuti a sapere, inoltre, anche di uno strano incidente avvenuto la sera della scomparsa, con l’auto danneggiata. Troppi dubbi, troppi tasselli fuori posto. La conferma alle perplessità degli inquirenti era arrivata quando il corpo di D’Orazio era stato ritrovato dal Nucleo carabinieri subacquei di Pescara nel fiume Giovenco, a un paio di chilometri dal punto in cui, si suppone, era finito in acqua. Da un paio di giorni le ricerche si erano concentrate proprio nel Giovenco, in particolare nel tratto che va da Pescina alla Cintarella nel Fucino. Qualcosa aveva portato i sommozzatori a cercare in un punto più circoscritto. Tra questi fattori anche la lettera di un giovane del posto. I due indagati sono stati chiamati in Procura, domani mattina dalle 11, per essere interrogati davanti al sostituto procuratore Seccacini. Parleranno o si avvarranno della facoltà di non rispondere?
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