Una lunga storia che parte dal 1313 e arriva a oggi
L’AQUILA. La parrocchiale di San Gregorio Magno è nominata nell’elenco delle chiese diocesane fatto redigere dal vescovo Filippo Delci nel 1313 ed è ricompresa anche nell’elenco delle Rationes...
L’AQUILA. La parrocchiale di San Gregorio Magno è nominata nell’elenco delle chiese diocesane fatto redigere dal vescovo Filippo Delci nel 1313 ed è ricompresa anche nell’elenco delle Rationes decimarum Italiae che riporta le chiese soggette al pagamento delle decime. Un certo Ercole Lamia scrive che la chiesa, nel 1577, era piuttosto piccola: consisteva infatti in un’aula unica terminante con un’abside. In una visita pastorale del 1591 il vescovo Basilio Pignatelli elogia il pregevole soffitto ligneo decorato a tempera. Allo stesso periodo risalgono gli stucchi. Nel 1748 risulta nel catasto onciario sia l’esistenza di una compagnia del Santissimo Sacramento, sia la sacrestia. Sull’altare maggiore è presente un’iscrizione che reca la data 1771 e il nome del marchese Giovanni Di Costanzo, che lo fece erigere; lo stemma di famiglia è visibile sui pilastrini in pietra che sostengono l’altare e sulla tela di San Gregorio. Le due navate laterali, dedicate a sinistra all’Addolorata e a destra a Sant’Antonio, furono aggiunte nella seconda metà dell’Ottocento; nella parete destra inglobata nella chiesa, prima del sisma era visibile una meridiana con l’iscrizione “Te sol me umbra regit”. Nel 2009 la facciata principale si presentava cuspidata, forma mantenuta nella ricostruzione: nella prima metà del 1900, infatti, in occasione del rifacimento del tetto, il coronamento orizzontale fu rialzato per creare una doppia falda per lo smaltimento delle acque meteoriche. Il controsoffitto è costituito da tavole in legno dipinto con motivi di girali vegetali riproposti nel soffitto moderno con bassorilievo in legno chiaro. (m.c.)
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