Una malattia su ossa di 2.600 anni fa

Onna, la scoperta è stata illustrata durante un convegno sull’archeologia
L’AQUILA. Arriva dalla necropoli di Onna il più antico caso, ad oggi noto, di una rarissima malattia: una displasia ossea, conosciuta come sindrome di Camurati Englemann (300 diagnosi in tutto il mondo). A esserne affetto un uomo di una quarantina d’anni, il cui scheletro è stato rinvenuto nella tomba 45 della necropoli. L’uomo, vissuto nel VI secolo avanti Cristo, seppur impossibilitato a partecipare alle attività produttive, è stato accudito e mantenuto in vita dagli antichi abitanti di Onna. È questa solo una delle storie raccontate durante l’incontro che si è tenuto mercoledì pomeriggio a Casa Onna, nel corso dell’incontro promosso dall'Associazione “Onna onlus” e dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per L'Aquila e cratere, con la soprintendente Alessandra Vittorini e gli archeologi che hanno diretto ed eseguito lo scavo, Rosanna Tuteri, Gabriella Cercone e Dario Mangolini. All’incontro ha preso parte anche Alessandra Sperduti, specialista antropologa del Museo delle Civiltà con cui la Soprintendenza ha già stipulato un importante accordo di collaborazione per lo studio dei numerosi resti ossei: 110 cassette provenienti non solo da Onna, ma anche da Amiternum e dalla stessa città dell’Aquila. La scoperta della rarissima malattia ossea è il primo risultato proprio di questi studi che si baseranno sull’integrazione dei dati archeologici con quelli biologici. Accanto ai tradizionali metodi di studio dei reperti ossei e dentari, saranno applicate tecniche di micro-scavo (per il recupero degli scheletri infantili sepolti in coppi) affiancate da radiografie, Tac, analisi fisico-chimiche e paleogenetiche.
«Si tratta di collaborazioni di alto livello scientifico che proiettano a livello nazionale la realtà del territorio del cratere sismico aquilano», ha detto la Vittorini, facendo riferimento anche alla collaborazione avviata con l'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, che prevede il micro-scavo dei sedimenti conservati all’interno dei vasi funerari, con l’obiettivo di raccogliere informazioni circa eventuali offerte di cibo. La necropoli di Onna conta 46 tombe venute alla luce la scorsa estate con uno scavo effettuato in occasione dei lavori per la realizzazione della metro di superficie San Demetrio-Scoppito e copre un arco temporale vastissimo, dall’VIII al II secolo a.C.
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