«Una manifestazione a Roma contro la centrale Snam»

20 Luglio 2020

SULMONA. Nella vicenda Snam la politica è stata la grande assente ed è per questo che, alle battute finali della battaglia, va alzato il livello, organizzando manifestazioni di protesta a Roma. L’appe...

SULMONA. Nella vicenda Snam la politica è stata la grande assente ed è per questo che, alle battute finali della battaglia, va alzato il livello, organizzando manifestazioni di protesta a Roma. L’appello arriva dal coordinamento no Hub Abruzzo dopo la bocciatura del Consiglio di Stato al ricorso contro il via libera a costruire alla centrale. «La politica è la grande assente della vicenda Snam», incalza Mario Pizzola, per gli ambientalisti. «Da lungo tempo stiamo sollecitando i nostri rappresentanti istituzionali ad adoperarsi per avere incontri con i ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico per poter portare ai massimi livelli le sacrosante ragioni del nostro territorio. A questo punto, visto che chi deve ascoltare i cittadini non vuol sentire, non resta che la lotta: i partiti e i nostri rappresentanti istituzionali, a tutti i livelli, organizzino delle manifestazioni a Roma, sotto i palazzi del potere. Noi siamo pronti». Secondo i comitati, dunque, bisogna passare al livello “pro” della lotta al progetto, che li vede in prima linea da 12 anni. «Francamente siamo stufi dei comunicati di solidarietà che servono solo a mettersi qualche medaglia», aggiungono dal coordinamento. «Le due sentenze del Consiglio di Stato sono uno schiaffo ai diritti di un territorio. Che senso ha dire che “la sovranità appartiene al popolo” quando ciò che il popolo ha deciso, attraverso tutti i propri rappresentanti a ogni livello (Comuni, Provincia, Regione, Parlamento) non conta nulla?». Da qui il riepilogo sull’inutilità dell’opera. «Che la centrale e il metanodotto non servono se non a far fare soldi alla Snam lo sanno ormai anche le pietre. Altro che “opere strategiche”. Il gas non ha futuro, e lo sanno bene le multinazionali del settore che si stanno attrezzando per riconvertirsi verso altre fonti energetiche come l’idrogeno. È di questi giorni la notizia che Gazprom, il colosso energetico russo e maggior fornitore di gas all’Unione Europea, è in rosso. Nel primo trimestre di quest’anno ha perso 1,4 miliardi di euro».
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