Una messa per le vittime del 1703: la scossa nel giorno della Candelora

La catastrofe avvenne prima di mezzogiorno. Oltre duemila morti furono registrati soltanto in città Epicentro vicino a Pizzoli. L’energia rilasciata fu circa 5 volte maggiore di quella del sisma del 2009
L’AQUILA. «La città dell’Aquila fu, non è; le case sono unite in mucchi di pietra, li remasti edifici non caduti stanno cadenti. Non so altro che posso dire di più per accreditare una città rovinata». Queste parole – citate da chiunque voglia sintetizzare in modo efficace ciò che accadde il 2 febbraio del 1703 – sono di Marco Garofalo, marchese della Rocca che descrisse i danni causati dal terremoto in una lettera al viceré del Regno di Napoli che lo aveva inviato come “commissario”. Oggi alle 18, nella chiesa del Suffragio, costruita a memoria del sisma di 319 anni fa, verrà celebrata un messa in ricordo delle vittime di quella catastrofe il cui numero nessuno è riuscito a stabilire con certezza (siamo nell’ordine delle migliaia). C’è chi sostiene che quasi metà della popolazione (allora di circa 8.000 abitanti) perse la vita.
LA STORIA
Il terremoto colpì L’Aquila il giorno della Candelora. Il sisma, con epicentro nei pressi di Pizzoli, ebbe una magnitudo momento di 6.7 e un’intensità del X grado della scala Mercalli. Fu provocata dalla faglia del Monte Marine, localizzata tra Barete, Pizzoli e Arischia con propagazione nella direttrice Sud-Est. S’ipotizza che l’energia rilasciata fu circa 5 volte maggiore di quella del terremoto del 2009. La forte scossa arrivò poco prima di mezzogiorno quando molti erano radunati nelle chiese per le celebrazioni della Candelora. Nella chiesa di San Domenico, in particolare, ci furono centinaia di vittime. La quasi totalità del patrimonio artistico e architettonico venne distrutto. Nella basilica di San Bernardino rimasero in piedi solo il coro, la facciata di Cola dell’Amatrice e il mausoleo del Santo. A Santa Maria di Collemaggio ci fu il crollo del transetto. Nella cattedrale restò in piedi una parete laterale mentre nella chiesa di San Pietro a Coppito crollarono la facciata, la torre campanaria e sparirono le cappelle della Concezione e di Santa Margherita. Crollò la sommità della torre civica, parte del palazzo del Capitano (Palazzo Margherita) e la parte alta del Castello. La scossa causò la morte del camerlengo cittadino Alessandro Cresi, eletto appena un mese prima. Alla guida della città venne chiamato Alessandro Quinzi.

