Una mostra racconta il terremoto

11 Gennaio 2022

Campotosto, aprirà il 18 gennaio in occasione dei cinque anni dal sisma del 2017

CAMPOTOSTO. Fra qualche giorno (il 18 gennaio) saranno 5 anni dal terremoto che nel 2017 danneggiò in modo irreparabile la gran parte del centro storico di Campotosto, già scosso dai sismi del 2009 (L’Aquila) e 2016 (Centro Italia). Oggi, rimosse le macerie, il centro storico di Campotosto non esiste più e solo adesso, grazie al commissario per il sisma 2016-2017 Giovanni Legnini e ai dirigenti degli uffici speciali (Teramo e Fossa) si sta cercando di accelerare i tempi per la rinascita.
I cittadini di Campotosto, in questi anni, non si sono mai arresi. Grazie ad Assunta Perilli (archeologa e tessitrice) e alla fotografa Elena Fusco, proprio il 18 gennaio a Campotosto sarà allestita una mostra fotografica dal titolo “Mai più senza”. L’idea della mostra è molto originale. Quello che si vuole evidenziare, ai fini della memoria delle persone che si sono viste letteralmente crollare il mondo addosso, è l’importanza di oggetti apparentemente inutili o di poco conto. A molti sarà capitato, rientrando nella casa in macerie, accompagnati dai vigili del fuoco, di dover decidere cosa prendere (perché utile) e cosa lasciare (perché meno utile). La mostra di Perilli e Fusco vuole “riscattare” quegli oggetti meno utili (una coperta stracciata, un cappello, una statuetta rotta, un vecchio vestito, una penna, un quaderno) che hanno però dentro un vissuto che fa parte della storia di chi, col terremoto, ha perduto la casa e i suoi punti di riferimento.
«Mai più senza», scrive Assunta Perilli presentando la mostra, «è la cronaca fotografica – apparentemente spensierata – di un evento disastroso come il terremoto. Se dovessi cercare nella memoria il momento esatto in cui è nata l’idea credo sia stato quando il vigile del fuoco che svuotava la mia casa mi ha chiesto quale oggetto salvare e quale no. La domanda chiaramente sottintendeva l’inutilità di questa o quella “cosa”. Però quella “cosa”, magari veramente inutile, in quel preciso momento era invece diventata irrimediabilmente indispensabile e si era trasformata in un robusto legame tra passato e futuro. Nei mesi successivi ho poi scoperto che tutti i miei compaesani, nel momento dello svuotamento delle proprie case danneggiate, avevano fatto la stessa cosa. E così, discutendo con alcune amiche – Caterina e Marta Pandolfi, Simona Piccari, e mia sorella Lucia – decidemmo di chiamare questo recupero “Mai più senza”. L’oggetto di poco conto era diventato cosa di cui nessuno avrebbe più potuto fare a meno perché ormai incarnava il ponte per raggiungere quel posto della nostra vita che materialmente non sarebbe mai più stato. Un’irrazionalità, sembrerebbe. Quell’oggetto ogni volta che il nostro sguardo ci passerà sopra tornerà, insomma, a ricordarci un luogo diventato un non luogo». Aggiunge Perilli: «Quando ho incontrato Elena Fusco – una fotografa italiana che vive in Francia arrivata in Centro Italia per raccontare il terremoto – ho lasciato che immortalasse ciò che più la colpiva. Tempo dopo le ho raccontato di quell’oggetto/ponte che aveva emozionato tanti campotostari e lei subito ha accettato di immortalarci tutti sulle ceneri delle nostre abitazioni con il nostro oggetto “Mai più senza”, tra le mani. Sono foto commoventi che rendono perfettamente la debolezza di un popolo aggrappato al passato – con disperata spensieratezza – attraverso un oggetto. Dopo quattro anni abbiamo ultimato i lavori intorno a quell’idea. E adesso la mostra fotografica, a 5 anni dal terremoto che ha distrutto la nostra terra, è finalmente pronta».
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