Una palazzina segnata da morti ed esplosioni

Negli anni ’90 nello stesso posto fu ritrovato senza vita il padre di Valentina E lo scorso 20 marzo un’esplosione ha provocato danni all’edificio Ater
L’AQUILA. «Era lì dentro, proprio come papà». Leonardo Buongiorno è appena uscito dall’appartamento dove ha trovato senza vita sua sorella Valentina.
È sotto choc e riesce a dire poche parole ai vicini, che cercano di aiutarlo. «Proprio come papà». Angelo Buongiorno, il padre di Leonardo e Valentina, era stato infatti trovato morto dentro lo stesso appartamento, agli inizi degli anni ’90. Leonardo e Valentina erano piccoli. I vicini non ricordano altri particolari o, più probabilmente, non vogliono ricordare quei momenti per rispetto della famiglia, «i ragazzi erano piccoli…». Ci sono tante persone raccolte fuori della palazzina delle case Ater di Arischia, giovani e meno giovani. «Ma perché il destino se la prende sempre con le stesse persone?», chiede una donna a voce alta. Non si aspetta che qualcuno possa rispondere. Leonardo non c’è, sta rispondendo alle domande degli inquirenti, che stanno indagando sulla morte di Valentina. Sulla palazzina Ater sembra aleggiare un destino avverso. A destra del portone di ingresso a piano terra, ci sono i segni di un incendio recente. Era infatti il 20 marzo di quest’anno, quando un’esplosione aveva costretto tutti a uscire di casa, in mezzo alla neve che cadeva copiosa. Si erano sentiti dapprima alcuni piccoli scoppi, poi un’esplosione tremenda che aveva divelto la porta del garage, poi altri botti più piccoli e alla fine l’incendio. Tre persone finirono all’ospedale con ustioni non gravi, ma una parte della palazzina fu dichiarata inagibile. Sulla vicenda c’è ancora in corso la causa che vede coinvolto il proprietario del garage dal quale è partita l’esplosione, Giovanni Aglioti.
All’epoca quattro famiglie dovettero lasciare la loro abitazione e finirono sistemate in hotel e nei Moduli abitativi provvisori (Map). Valentina Buongiorno era finita nei Map. Ma lei aveva il cane, veniva spesso nella sua casa nelle palazzine Ater per dargli da mangiare e per annaffiare le piante sul balcone. L’esplosione del marzo, si giustificò Aglioti, era stata causata da una scintilla scaturita da uno strumento che lo stesso stava adoperando mentre faceva bricolage. Si temeva che Aglioti, titolare di una ditta che si occupava di spettacoli pirotecnici, tenesse nel suo garage materiale pericoloso. Per campionare il materiale ritrovato nel garage erano arrivati anche gli artificieri da Pescara, che dopo la perlustrazione e la campionatura del materiale, avevano rimesso un rapporto alla magistratura. Ed era stato proprio Fabio Picuti, lo stesso magistrato presente ieri pomeriggio per indagare sulla morte di Valentina, a raccogliere il materiale dell’inchiesta sull’esplosione e a formulare i capi d’accusa.
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