Una sommossa popolare di due giorni
SULMONA. Sono passati appena 60 anni, non molti per i libri di storia, eppure sembra più di un secolo fa, da quando al grido di “Jamm’ mò” (andiamo adesso) la città si ribellò contro la soppressione...
SULMONA. Sono passati appena 60 anni, non molti per i libri di storia, eppure sembra più di un secolo fa, da quando al grido di “Jamm’ mò” (andiamo adesso) la città si ribellò contro la soppressione del distretto militare.
La rabbia del capoluogo peligno scese in piazza con la storica rivolta popolare che infiammò la città nelle fredde giornate del 2 e 3 febbraio 1957.
Tutto comincia quando il ministero della Difesa sopprime 48 dei 96 distretti militari esistenti in Italia. Sulmona è tra questi.
Contro il provvedimento si levano le proteste dei 65 Comuni che formano il circondario. Era il 1954. Tre anni più tardi, il 30 gennaio 1957, la speranza che il ministero sarebbe tornato sulla sua decisione è svanita. Ormai è certo che il distretto sarà soppresso. Il sindaco dell’epoca, il marchese Panfilo Mazzara, e la giunta si dimettono. Viene proclamato lo sciopero generale. Il 2 febbraio nel pomeriggio giunge a Sulmona il prefetto dell’Aquila, Ugo Morosi, accolto da manifestazioni di protesta.
La folla in tumulto lo blocca nel palazzo del Municipio. Solo a sera il prefetto riesce a lasciare la città. Nel pomeriggio del 3 febbraio, dopo una mattinata abbastanza calma, nuovi tumulti. Oltre un centinaio di fermati, mentre i feriti salgono a 150. Poi torna la calma. Il 7 febbraio il ministro degli Interni, Tambroni, riceve il sindaco, mentre dal governo parte l’impegno di favorire un rinnovato processo di industrializzazione.Erano gli anni del boom economico nel resto dell'Italia, che da queste parti faticava ad intravedersi. Perciò gli uffici periferici dello Stato, come il distretto militare appunto, erano percepiti come fondamentali per il benessere della popolazione. Così a Sulmona partirono i moti dello “Jamm’ mò” che per due giorni tennero col fiato sospeso il Paese proprio per la loro singolarità: il tempo delle rivolte contadine si era ormai esaurito in tutto il Mezzogiorno e per la prima volta classe contadina e borghesia si ritrovano fianco a fianco contro forze dell’ordine e organi statali. Al grido di “Jamm’ mò”, un’esortazione tipica del mondo rurale, che diventa lo slogan di una città.
Un grido di rivolta. Sulmona contro tutti. Oggi il ricordo di quei giorni che hanno cambiato la storia della città del poeta Ovidio. (f.p.)
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