Una strada o una piazza per Gigi, il re del palco

Fioccano le proposte per l’intitolazione a Proietti di un luogo del Teatro comunale I ricordi di chi lo conobbe nei lunghi anni di frequentazioni aquilane: «Uno di noi»
L’AQUILA. Una strada, una parte del teatro comunale (il foyer o la sala Rossa), la piazza del teatro dove una volta c’era il monumento a Teofilo Patini. Il giorno dopo la notizia della morte di Gigi Proietti sono già diverse le proposte per intitolare al grande attore un luogo cittadino a memoria perenne. Proietti, come è stato ricordato sin da ieri in lungo e in largo (all’Aquila aveva tanti amici) si è “fatto le ossa” proprio nel Teatro Stabile dell’Aquila (poi diventato regionale) e nel tempo ne è stato direttore e presidente. E non considerò mai il suo ruolo dirigenziale una sorta di “soprammobile”. C’è chi ha riesumato una lettera del primo novembre 1989 (curiosa coincidenza di date) che Proietti scrisse all’allora sindaco dell’Aquila Enzo Lombardi (commissario del Tsa) con la quale annunciava le dimissioni da direttore artistico a causa dei ritardi sia nell’approvazione della legge che doveva istituire il Teatro regionale che nei finanziamenti per l’attività ordinaria del Tsa.
INTITOLAZIONI. Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale, l’onorevole Stefania Pezzopane e Stefano Palumbo, capogruppo Pd al Comune, hanno scritto al sindaco Pierluigi Biondi e al presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo Pietrangelo Buttafuoco, e dopo aver ricordato che «Gigi Proietti è stato l’artefice della stagione forse più esaltante della storia teatrale aquilana quando diresse il Teatro Stabile negli anni che segnarono il culmine della sua creatività artistica», chiedono, «come molti cittadini hanno spontaneamente proposto in queste ore, di intitolare a Gigi Proietti la Sala Rossa del ristrutturato Teatro comunale dell’Aquila. Sarebbe il segno tangibile e indelebile di un grande rapporto fatto di amore per l’arte, per la cultura, per la crescita sociale e civile della nostra città».
IL RICORDO. Fra i ricordi più toccanti di Proietti c’è quello di Roberto Castri, che collaborò col grande attore nello storico spettacolo “A me gli occhi, please”. «La crisi economica dello Stabile richiedeva uno spettacolo di facile realizzazione e a basso costo», ha detto Castri. «Gigi accettò la sfida e ideò un lavoro che lo vedeva unico protagonista in scena. Da cinque giornate programmate, divennero dieci anni di repliche nella capitale e nei teatri di tutta Italia». «All’Aquila Gigi era di casa», continua Castri. «Nella storica trattoria Scannapapere, l’unica aperta fino a tardi per far mangiare la compagnia, nacquero tanti sketch del suo spettacolo». Castri sottolinea che «dopo il terremoto del 2009, Gigi è sempre rimasto in contatto con i suoi amici e la città. La restituzione del Teatro comunale potrebbe essere l’occasione per intitolargli il Foyer, uno dei suoi luoghi preferiti e in cui si commentava lo spettacolo con il pubblico».
LE REAZIONI. Venanzio Gizzi in una nota scrive: «Erano gli anni Settanta e ho avuto la fortuna, giovanissimo, di essere componente del consiglio di amministrazione del Teatro Stabile dell’Aquila e iniziare, così, un percorso esaltante e pieno di interessi culturali in una struttura teatrale ideata da Giampaola, Fabiani e Centofanti e voluta, tra gli altri, da Lorenzo Natali quale cornice per una città densa di cultura con una vivace e prestigiosa offerta spettacolare. In quegli anni iniziava la strepitosa e folgorante carriera di attore Gigi Proietti. Il legame tra L’Aquila e Proietti costituisce un vero patrimonio per la città».
IL TSA. In una nota il Tsa afferma: «Rimarrai per sempre nei nostri cuori, consegneremo alle nuove generazioni il tuo ricordo continuando a stupirci del tuo senso per la scena, del tuo essere Teatro». Per il presidente Buttafuoco «guai a rinchiudere la storia e l’arte di Gigi Proietti nel pittoresco, in lui c’è lo stigma di Shakespeare, la sua macchina attoriale ha costruito l’avanguardia. Il successo di popolo non può essere risolto in un facile consumo pop, piuttosto in un capitolo, quello del senso antico della voce. La sua eredità è il nutrimento del Teatro stabile d’Abruzzo».
ISTITUZIONE SINFONICA. Il direttore artistico, il maestro Ettore Pellegrino, sottolinea: «Conoscere il maestro Proietti è stata un’esperienza speciale. La carica emotiva, la professionalità e la naturalezza con la quale conduceva il lavoro erano uniche, così come la sua umanità e la disponibilità nei rapporti personali».
IL SINDACO. Il primo cittadino Pierluigi Biondi scrive che «ricordare Gigi Proietti – ora che ci ha lasciati – come un giovane entusiasta e curioso artista che si confrontava con una realtà di provincia colta e creativa come era L’Aquila degli anni Settanta, è il sentimento più vero e sincero con il quale la nostra città può tributargli l’affetto e la stima che è presente in ognuno di noi».
LIRIS. L’assessore regionale Guido Quintino Liris ricorda «con grande affetto il legame di Proietti con l’Abruzzo, molto stretto e intenso. In particolare con il Teatro stabile, di cui è stato anche presidente e che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la sua maturità professionale».
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