Uno scienziato marsicano cerca l’infinito tra le stelle

Il 33enne Spera studia lo spazio, è uno degli 11 italiani premiati dal Gruppo 2003 «Pallino grazie a un atlante dei nonni, amo il ciclismo e il tiramisù di mamma»
AVEZZANO. Per adesso, la fuga definitiva verso l’estero dell’ennesimo cervello italiano sembra scongiurata. E già questa è una buona notizia. Ma non è tutto. Perché il giovane avezzanese Mario Spera è stato appena nominato tra gli undici vincitori del Premio giovani ricercatori 2020, con un lavoro sui buchi neri dal titolo “Merging black hole binaries with the Seven code”. Spera ha dominato nella sezione “Astrofisica e spazio”. Tutti hanno ricevuto 3mila euro di premio e un attestato: avevano illustrato i lavori già su prestigiose riviste.
Si tratta di un prestigioso riconoscimento internazionale destinato a giovani ricercatori impegnati in diversi settori di studio che vanno dalla medicina alla matematica, dall’astrofisica all’agricoltura, e ancora all’ambiente, agli alimentari e per finire al tanto temuto Covid-19. Una competizione che ha visto in gara ben 373 eccellenze nazionali, selezionate dal noto “Gruppo 2003”, l’organismo che raggruppa quegli scienziati italiani che figurano negli elenchi dei migliori ricercatori a livello internazionale. Spera fa appunto parte di quella promettente generazione italiana di studiosi. Figlio unico di due insegnanti di medie superiori, 33 anni e una grande passione per lo spazio e tutti i suoi misteri: questo è in sintesi Mario Spera, assunto per chiamata diretta da pochi giorni, in qualità di assistente universitario all’Università di Trieste (Sissa).
«Tutto è iniziato da un vecchio atlante geografico dei miei nonni», racconta al Centro, «avevo sei anni e rimasi affascinato da una figura che rappresentava il sistema solare con tutti i suoi pianeti. Da quel preciso momento mi sono sempre posto la domanda di dove fossero i limiti dell’universo e cosa potesse esserci nello spazio infinito».
Un amore che è cresciuto di pari passo con la curiosità che contraddistingue ogni bravo ricercatore.
«L’infinito», aggiunge, «è stato da sempre il mio pallino, al punto tale che ancora oggi alterno il telescopio a una semplice macchina fotografica che mi porto appresso per fotografare il cielo come un qualsiasi amante della volta celeste, magari sfidando anche gli animali selvatici perché i posti migliori per realizzare questo tipo di fotografie, si trovano in mezzo alle montagne, il più lontano possibile da eventuali fonti luminose artificiali».
Ex studente del Liceo scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano, una laurea con 110 e lode alla Sapienza di Roma, il trasferimento per tre anni presso l’osservatorio astronomico di Padova, una borsa di studio alla Bicocca di Milano, una a Innsbruck (Austria) e una a Chicago (Usa), per fare poi ritorno in Italia e sposare la sua Silvia, il grande amore sbocciato ai tempi dell’università capitolina.
Ma un cervellone come Mario Spera, può avere altri interessi nella vita?
«Certo che ne ho», commenta, «perché mi piace suonare il pianoforte e ho studiato anche composizione. E a livello sportivo ho sempre amato il ciclismo e i suoi eroi. Sono tifoso di Ivan Basso. Da praticante, mi sono però solo limitato a qualche breve escursione sulle due ruote, perché mi piace troppo il buon cibo e il mio peso non va d’accordo con lo sforzo fisico».
Da buon italiano, Mario apprezza ogni tipo di specialità nostrana, ma ha un debole particolare per «la pizza e il tiramisù».
«Un dolce che adoro», confessa, «sarei capace di mangiarne tre vassoi tutti in una volta».
Quel dolce che trova ogni volta che torna nella sua casa di Avezzano, dove mamma Ivana e papà Egidio gliene faranno trovare in abbondanza.
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