Uomo ucciso e bimbo ferito I delitti tedeschi impuniti

8 Gennaio 2022

I fatti del gennaio 1944: in via Pretatti l’esecuzione di un cenciaiolo di Sora E a Bazzano un bambino di 3 anni colpito a un braccio che poi sarà amputato

L’AQUILA. Quella che avvenne in via Pretatti il 7 gennaio del 1944 fu una vera e propria esecuzione. Un gruppo di tedeschi, dopo aver costretto un cittadino a farsi indicare la casa di una prostituta, forzarono la porta, salirono in camera da letto e presero un cenciaiolo originario di Sora – ma in quel periodo residente a Coppito – che era in compagnia della prostituta. Prima lo percossero con pugni e calci e lo ferirono gravemente al volto a colpi di baionetta e poi, mentre era ancora in piedi, lo freddarono con un colpo di pistola alla testa. Il corpo fu trascinato fuori dall’abitazione e abbandonato in un orto dove fu trovato, ore dopo, da una persona che si era recata a dar da mangiare alle galline. La cosa che sorprende sfogliando il fascicolo è che la Questura fece un’indagine molto accurata sentendo diversi testimoni tra cui la moglie dell’ucciso, alla quale vennero restituite 170 lire trovate nel portafoglio dell’uomo insieme alla carta d’identità. Nessun cenno, però, ai militari che si erano resi protagonisti in negativo del tragico episodio. Sorprende anche l’accuratezza della autopsia (fatta in due sedute, la prima fu sospesa perché si era fatta notte e mancava l’illuminazione) con la descrizione minuziosa delle ferite anche se già dal primo esame del medico legale era chiaro che la causa della morte era stato il colpo di pistola alla testa. Nel 1950 la Procura dell’Aquila riaprì le indagini che però furono chiuse subito. La polizia andò a cercare anche la prostituta che, si legge “nel 1944 era stata reticente” ma si scoprì che era deceduta nel febbraio del 1950. Fascicolo chiuso e responsabili impuniti. Non si riuscì nemmeno a identificare l’aquilano che aveva accompagnato i tedeschi “avvinazzati” nella casa dove poi si consumò il delitto.
BIMBO DI BAZZANO
Un altro episodio drammatico avvenne a Bazzano il 4 gennaio 1944. Un bimbo di tre anni fu colpito a un braccio, che dovette poi essere amputato. In un verbale dei carabinieri del 27 maggio 1950 (più di sei anni dopo i fatti) si legge : “Dalle ulteriori indagini esperite è risultato che effettivamente Bruno Piccinini, verso le 17,40 del 4 gennaio 1944, era all’interno della sua abitazione nella frazione di Bazzano. Un tedesco inseguiva la sorella Artemisia Piccinini, la quale si era recata ad attingere l’acqua nella vicina fontana. La ragazza era appena entrata in casa, ma il tedesco forzò la porta e sparò colpendo Artemisia alla gamba destra e il piccolo Bruno Piccinini di 3 anni al braccio sinistro”. Il padre, Osvaldo Piccinini, venne sentito dai carabinieri il 28 marzo 1944 (i tedeschi occupavano ancora L’Aquila) e diede una versione leggermente diversa dei fatti (rispetto a quelli verbalizzati nel 1950). Ecco quella testimonianza: “Sono Osvaldo Piccinini di anni 32 residente temporaneamente a Bazzano dopo essere sfollato da Terni. Sono il padre del bambino Bruno Piccinini il quale il 4 gennaio 1944 poiché ferito fu trasportato da Bazzano all’ospedale dell’Aquila dalla gendarmeria tedesca su un loro mezzo accompagnato da me. Sulla stessa macchina era pure mia sorella Artemisia pure ferita e attualmente si trova ricoverata all’ospedale. Il 4 gennaio 1944 alle ore 16 circa un tedesco armato di moschetto e di certo ubriaco venne a bussare alla porta di casa mia. Dentro c’erano il bambino Bruno Piccinini, mia sorella Artemisia Piccinini e mia madre Palmira Piccinini. Mia sorella udendo bussare si alzò per andare ad aprire la porta, la quale, sebbene chiusa, poteva aprirsi anche da fuori poiché nella serratura ci stava la chiave. Ma, prima che aprisse, il tedesco sparò tre colpi di moschetto i quali attraversarono la porta e colpirono mia sorella e il bambino al braccio sinistro che all’ospedale dovette essere amputato. La sera stessa venne a casa mia la gendarmeria tedesca avvertita da altri per fare le indagini. Presero una pallottola che si trovava davanti la porta di casa e un caricatore vuoto. Sono stato altre volte presso il comando tedesco, ma ancora non so nulla”. L’inchiesta “esperite le ulteriori indagini” fu chiusa come tante altre nel 1951 con la formula “non doversi procedere perché gli autori del reato sono rimasti ignoti”.
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