Usura, arresti confermati per ex preside e broker
Nel provvedimento il gip Billi rileva la mancata collaborazione delle due donne Gli avvocati Margiotta e Ruscitti puntano tutto sul tribunale del Riesame
SULMONA. Decidono di non collaborare e il giudice conferma la misura cautelare degli arresti domiciliari. Si è concluso con un nulla di fatto l’atteso interrogatorio delle due donne sulmonesi indagate per concorso in usura aggravata.
Sia l’ex dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Serafini-Di Stefano, Elvira Tonti, sia il broker delle assicurazioni Katia Valeri, hanno deciso, davanti al gip, di avvalersi della facoltà di non rispondere. La mancata collaborazione è stata sottolineata dallo stesso giudice Marco Billi, che nel provvedimento emesso dopo l’interrogatorio ha scritto che «nulla risulta mutato con riguardo al quadro indiziario già emerso a carico di entrambe le indagate le quali, in sede di interrogatorio si sono avvalse della facoltà di non rispondere, e non hanno fornito alcun elemento di segno contrario a quelli acquisiti nel corso delle indagini già svolte». Secondo il gip Billi, gli arresti domiciliari sono «misura idonea e funzionale ad una seria e concreta salvaguardia della esigenza cautelare in atto del pericolo di reiterazione del reato ancora attuale, concreta e elevata».
Appresa la decisione del giudice, gli avvocati Alessandro Margiotta, per la Valeri, e Nino Ruscitti, per la Tonti, ora puntano tutte le loro carte sulla decisione del tribunale del Riesame, al quale si sono rivolti per ottenere la revoca del provvedimento cautelare nei confronti delle due indagate. Tonti e Valeri sono finite nel mirino della giustizia dopo la denuncia della titolare di un autolavaggio di Sulmona, che era stata picchiata da una donna sulmonese di etnia rom, finita poi in carcere con l’accusa di tentato omicidio e usura aggravata, in concorso con il marito, il figlio e la madre. Nel corso delle indagini, la squadra anticrimine del commissariato ha scoperto che anche le due donne taglieggiavano la stessa romena, vittima dell’aggressione: per un prestito di 200 euro avrebbero preteso interessi per 6.000 euro.
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