Usura, nove arresti e undici denunce

Il pm: due finte aziende per chiedere fondi da reinvestire nei prestiti a strozzo. Tossicodipendenti come prestanome
SULMONA. Avevano rilevato due aziende "bollite" facendole apparire floride per chiedere finanziamenti da reinvestire nel mercato dei prestiti a strozzo. Una vera e propria macchina per fare denaro in maniera illegale messa su da un'intera famiglia di origine rom. Un meccanismo quasi perfetto fatto inceppare dall'inchiesta avviata dai carabinieri della Compagnia di Sulmona culminata on l'arresto di 9 persone e la denuncia a piede libero di altre 11. Con le accuse, a vario titolo, di usura, estorsione, falsità ideologica, sostituzione di persona e associazione a delinquere finalizzata alle truffe, ai danni di istituti bancari e società di intermediazione finanziaria, sono finiti in carcere Mario Di Rosa, 51 anni di Sulmona, ritenuto presunto punto di riferimento del gruppo, Luigino Di Rosa, 45 anni di Sulmona e domiciliato a Pettorano sul Gizio, Sonia Di Rosa, 43 anni di Sulmona, Pasquale Di Rosa 46 anni di Castel di Sangro e residente a Montesilvano, Bruno Spinelli, 41 anni di Sulmona, Cesare Mariani 52 anni di Raiano e residente a Chieti (non appartenente alla famiglia). Ai domiciliari, invece, sono finiti Lucia D’Amato, 45 anni di Sulmona, Pasquale Di Rosa, 23 anni, figlio di Mario, e L. Morelli 34 anni di Avezzano. Provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Sulmona, Marco Billi a conclusione della complessa attività di indagine, durata un anno e mezzo.
Tutto è partito dalla denuncia di un imprenditore di Sulmona sottoposto a estorsione da uno degli arrestati. Dagli accertamenti è emerso che una famiglia di origine rom che svolgeva come attività principale il prestito di soldi con tassi che raggiungevano anche il 54% mensile, aveva fatto il «salto di qualità» creando un diabolico sistema economico, che ruotava intorno a due aziende con capitale sociale e con dipendenti, tutti fittizi, reperiti nel mondo della tossicodipendenza locale. In questo modo il sodalizio criminale riusciva ad ottenere prestiti da finanziarie e istituti di credito attivando la procedura della cessione del quinto dello stipendio a carico dei dipendenti, tutti conniventi, per un ammontare di 600mila euro. L'ordinanza di custodia cautelare del gip ha ordinato anche il sequestro per equivalente di una villa di 14 vani di proprietà di Mario Di Rosa, ma intestata ad altra persona a Roccacasale, del valore di 600mila euro. Il sequestro preventivo riguarda inoltre le quote di partecipazione al capitale sociale delle due società fittizie rilevate ai fini di commettere le truffe in danno delle banche e delle società finanziarie.
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