Usura, torna in libertà anche l’ex preside

7 Dicembre 2018

I giudici del Riesame dispongono l’obbligo di firma per Elvira Tonti come già fatto per la broker Valeri

SULMONA. Dopo la broker delle assicurazioni torna in libertà anche l’ex dirigente scolastica. A distanza di una settimana dal provvedimento che ha riguardato la presunta complice con la quale, secondo le accuse, avrebbe sottoposto ad usura la proprietaria di un autolavaggio di Sulmona, torna libera anche la preside in pensione Elvira Tonti che, come Katia Valeri, dovrà presentarsi tutti i giorni nel commissariato di via Sallustio per firmare l’apposito registro delle persone sottoposte a misura restrittiva. Secondo i giudici del Riesame quella degli arresti domiciliari sarebbe una misura troppo pesante in questa fase dell’inchiesta.
«Alla luce della considerazione della personalità dell’indagata, incensurata e dirigente scolastico in pensione», scrivono i giudici nella motivazione, «appare sufficiente una misura non custodiale, per cui gli arresti domiciliari non si presentano necessari allo stato al fine di ovviare le esigenze cautelari sussistenti, e misura idonea appare quella della presentazione alla polizia giudiziaria per l’obbligo di firma».
A far scattare l’inchiesta che ha portato il gip Marco Billi a firmare l’ordinanza di custodia cautelare, è stata la denuncia della proprietaria dell’autolavaggio la quale, dopo essere stata aggredita da una donna rom, finita in carcere insieme alla madre, al marito e al figlio con l’accusa di usura, (per questa storia è stato avviato un altro procedimento), ha raccontato tutto alla squadra anticrimine facendo prima i nomi della famiglia rom e poi quelli delle due donne insospettabili. Dalle indagini condotte dall’ispettore Daniele L’Erario è da Roberto Pizzoferrato, è venuto fuori che dal 2014 e fino ai primi mesi dell’anno in corso, a fronte di un prestito iniziale di 2mila euro concesso alla proprietaria dell’autolavaggio per ripianare altre situazioni debitorie, le due indagate si erano fatte consegnare dalla vittima, nel tempo, la somma complessiva di seimila euro con l’applicazione di un tasso di interesse del 240%. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia le due indagate, difese dagli avvocati Alessandro Margiotta e Nino Ruscitti, si sono avvalse della facoltà di non rispondere.
Una strategia difensiva che non è piaciuta soprattutto al sostituto procuratore Stefano Iafolla, titolare dell’inchiesta che, da quel passaggio giudiziario si aspettava di poter acquisire ulteriori prove a carico delle due indagate. (c.l.)
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