Usura, vertici della Bcc Roma a giudizio

Nei guai il presidente Liberati e altre sei persone. Per il pm avrebbero applicato interessi eccessivi ai titolari di un albergo
PESCASSEROLI. Sono rimasti senza albergo e senza casa schiacciati dagli interessi usurai applicati dalla filiale di un istituto di credito del paese. Il proprietario era arrivato anche a minacciare il suicidio quando i carabinieri, insieme all’ufficiale giudiziario, gli hanno intimato di lasciare la sua abitazione dove viveva da sempre e che la banca aveva svenduto per recuperare i soldi del mutuo. L’altro giorno è arrivata una prima rivincita: sette persone, tutte collegate a vario titolo con la filiale di Pescasseroli della Banca di credito cooperativo di Roma sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di usura. Si tratta del presidente Francesco Liberati, 80enne di Roma, originario di Scurcola Marsicana, Stefano Boccolucci 57 anni di Palestrina, Mauro Santini, 67 anni di Roma, Roberto Gandolfo, 61 anni di Roma, vicedirettore generale, Paola Barbati, 43 anni originaria di Avezzano ma residente a Roma (componente Cda), Franco Celardi 71 anni di Roma, Enrico Falcone, 68 anni di Roma. Tutto nasce nel 2001 quando la famiglia Vitale, proprietaria dell’albergo la Conca di Pescasseroli contrae un mutuo per sostenere le spese relative alla gestione dell’attività. Nel corso degli anni, a causa di gravi problemi economici, la famiglia Vitale non riesce ad onorare il debito con la banca che avvia la procedura esecutiva sull’albergo che fungeva anche da abitazione dei proprietari, in quanto era stato posto a garanzia dei rapporti finanziari. «Purtroppo, soprattutto per motivi economici», afferma il legale della famiglia Vitale, l’avvocato Maria Antonietta Finamore, «i proprietari dell’albergo non hanno opposto una seria e circostanziata difesa al fine di bloccare la procedura esecutiva. Solo successivamente, con l'avvio del ricorso, sono stati evidenziati vizi ed irregolarità nella procedura esecutiva in quanto il bene era stato svenduto all’incanto per 297 mila euro (pari al credito vantato dalla Bcc), a fronte di un valore dell’albergo di un milione di euro». Il ricorso della famiglia Vitale non ha però fermato la procedura esecutiva e il 10 febbraio scorso, i due anziani coniugi proprietari della struttura alberghiera, al terzo tentativo, sono stati cacciati dalla propria abitazione, con l’ausilio delle forze dell’ordine. Nel frattempo, però, è andata avanti l’azione giudiziaria dei coniugi Vitale e della figlia Tiziana, nei confronti della banca, accusata di aver applicato nel corso degli anni tassi usurai. Denuncia culminata con il rinvio a giudizio deciso dal giudice per le indagini preliminari, Marco Billi, di sette dipendenti della Bcc di Roma, tutti collegati a vario titolo con la vicenda. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 12 dicembre nel tribunale di Sulmona.
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