Va avanti lo scontro sul poligono di tiro: in campo Arta e Asl

L’associazione per la tutela di San Vittorino chiede altri rilievi e minaccia il ricorso in Procura per poter stoppare l’attività
L’AQUILA. In attesa del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato continua la battaglia dell’Associazione per la tutela di San Vittorino Amiterno contro il poligono di tiro installato in una vecchia cava nei pressi della frazione di San Vittorino e a poche centinaia di metri dall’area archeologica di Amiternum. Il Tar aveva accolto il ricorso dell’Associazione sentenziando che dovevano essere annullate le autorizzazioni rilasciate per l’attività del poligono. Il Consiglio di Stato, su ricorso del Comune di Pizzoli nel cui territorio insiste la cava (anche se c’è una vertenza aperta davanti al Commissariato per gli usi civici per stabilire se la zona è demanio dei cittadini della frazione aquilana di San Vittorino) ha sospeso a metà 2021 la decisione del Tar. L’udienza di merito si è svolta a dicembre 2021 ma la sentenza non è ancora nota.
Nel frattempo l’Associazione non è rimasta a guardare e ha chiesto un sopralluogo dell’Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) per valutare la rumorosità provocata dall’attività del poligono. Il parere dell’Arta è stato che «dall’evidenza delle misure non emergono superamenti dei limiti applicabili alla tipologia dell’attività in questione. I livelli di rumore non superano il limite di zona. Ai fini delle valutazioni di ordine sanitario (eventuali danni alla salute), che esulano dalle competenze di questo Ufficio», ha scritto l’Arta, «si segnala che presso il ricettore installato in una abitazione il livello differenziale stimato in ambiente esterno in occasione del controllo supera gli 8 decibel. Si tratta quindi di rumori distintamente percettibili e caratterizzati da ripetitività e impulsività».
Tale parere è stato criticato dall’Associazione la quale sostiene che «i rilievi sono stati effettuati in una situazione che non rappresenta assolutamente la realtà, visto che si è trattato di giorni di scarsa affluenza – anche a causa dell’emergenza Covid – ed è stata utilizzata una sola postazione di tiro con pistole di piccolo calibro».
L’Associazione sulla questione dei danni alla salute ha quindi sollecitato l’intervento della Asl chiedendo un incontro con il Dipartimento di prevenzione. L’azienda sanitaria ha messo nero su bianco che «si tratta di rumori distintamente percettibili e caratterizzati da ripetitività e impulsività, quindi potenzialmente in grado di arrecare disturbo ai residenti. Considerata l'assenza di classificazione acustica del Comune dell’Aquila si suggerisce l’adozione, da parte del gestore dell’impianto, di misure di contenimento, mitigazione o abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l’inibizione parziale o totale delle sorgenti di inquinamento acustico. In tale contesto, si ritiene inoltre necessaria la realizzazione, da parte del gestore dell’impianto, di un progetto di monitoraggio ambientale che illustri le azioni di mitigazione-contenimento intraprese».
In sostanza – secondo la Asl – il poligono, con l’assunzione di adeguate e stringenti misure, può continuare l’attività.
L’Associazione ha replicato con una nota inviata all’Azienda sanitaria e per conoscenza all’Arta in cui si chiede un nuovo incontro con i vertici del settore interessato dell’azienda sanitaria per «valutare ogni provvedimento atto a determinare la pronta cessazione della rumorosissima attività di che trattasi. In difetto, e nel supremo interesse della salute dei cittadini ci vedremo costretti a esporre i fatti alla Procura della Repubblica al fine di accertare le eventuali responsabilità di questa vicenda, oltre che a chiedere, anche in quella sede, l'interruzione dell’attività».
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