Va in pensione l’uomo che salva monumenti

Di Stefano lascia dopo 43 anni, il funzionario della Soprintendenza ha diretto tanti restauri nel post-sisma
L’AQUILA. «Quando fai questo mestiere ti affezioni immancabilmente a tutti i monumenti di cui ti occupi, ma non posso negare che al Castello cinquecentesco e alle mura urbiche sono più legato che agli altri, per l’impegno profuso e le preoccupazioni che il loro restauro ha comportato, ma soprattutto perché sono simboli della mia città». Dopo 43 anni di servizio, da oggi è in pensione l’architetto Antonio Di Stefano, funzionario della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle province di L’Aquila e Teramo, uno dei protagonisti della ricostruzione post-sisma. Soprintendente ad interim per un anno, dall’estate del 2020, a lui si deve, in primo luogo, il recupero di un’ampia porzione del castello cinquecentesco, i cui lavori hanno preso il via nel 2012. Sotto la sua direzione, infatti, è stato concluso il primo stralcio delle opere che ha interessato il fronte d’ingresso al forte spagnolo, il più danneggiato dal terremoto del 2009. Di Stefano si è occupato anche del recupero e della valorizzazione delle mura urbiche.
«Sono opere che avrei voluto vedere concluse prima di lasciare il Ministero» confessa «mi rincuora tuttavia il fatto che per quanto riguarda il castello gli aspetti sostanziali e più importanti dal punto di vista strutturale sono ormai stati completati. Per le mura, pensavo che i tempi fossero più brevi, ma le fonti di finanziamento purtroppo sono lente: non basta avere i soldi sulla carta, bisogna averli in cassa».
Proprio per non lasciare opere incompiute, tuttavia, l’architetto sta studiando la possibilità di una collaborazione esterna con la Soprintendenza, che potrebbe riguardare anche altri luoghi simbolo, non solo della città, ma anche del comprensorio. Molti gli incarichi ricoperti negli ultimi anni di responsabile del procedimento, progettazione e direzione dei lavori, per il consolidamento, restauro e miglioramento sismico di importanti edifici: tra gli altri le chiese di San Marco, San Silvestro, Santa Croce, l’ex teatro Sant’Agostino, Santa Maria in Coerulis di Navelli, Santa Maria del Carmine di Paganica, San Michele Arcangelo di Villa Sant’Angelo, Santa Maria del Carmine e della Concezione di Paganica, San Pietro da Coppito intramoenia dell’Aquila, Sant’Amico, con l’annesso monastero, il monastero di Santa Maria di Collemaggio (ex conservatorio), l’ex teatro San Filippo, l’ala laterale di palazzo Ardinghelli, palazzo Pica Alfieri e palazzo Ciampella. Di Stefano ha svolto un ruolo importante anche nel processo di riqualificazione di piazza Regina Margherita, concluso nei mesi scorsi.
Nell’anno rotariano appena concluso (2021/22), inoltre, è stato presidente del Rotary club L’Aquila, ottenendo l’Attestato Rotary, il riconoscimento più significativo che un Rotary club può conseguire, da parte del presidente del Rotary International, Shekhar Metha.

