Vaccinazioni, cresce la rivolta dei sindaci

Dopo le proteste di Angelosante e Santilli, interviene D’Orazio (San Benedetto dei Marsi): è una scelta contro i cittadini
SAN BENEDETTO DEI MARSI. La chiusura degli ambulatori per le vaccinazioni ha scatenato una prevedibile ondata di proteste.
Tre sole strutture per le vaccinazioni – restano in piedi solo gli ambulatori per i vaccini antinfluenzali – non vengono considerate sufficienti a garantire una fruizione adeguata da parte della popolazione marsicana. Il fuoco di fila è partito dal sindaco di Ovindoli, Simone Angelosante, sostenuto dal collega di Celano, Settimio Santilli, che ha chiesto un vertice con il manager Asl; Rinaldo Tordera. Ora, a rincarare la dose, ci pensa il primo cittadino di San Benedetto dei Marsi, Quirino D'Orazio.
«In un momento come questo», sottolinea, «in cui si stava per approvare una legge che avrebbe imposto l’obbligo di somministrazione di ben 12 vaccini l’anno per coloro che avrebbero frequentato le scuole dell’infanzia, pena la sospensione della potestà genitoriale con sanzioni fino a 7.500 euro, le nostre Asl, anziché potenziare il servizio con l'incremento di personale qualificato e miglioramento della ricettività dei presìdi vaccinali presenti nei diversi paesi, cosa fa? Decide di chiudere o ridurre l'apertura degli stessi, giustificando la scellerata operazione, a vantaggio dei centri più popolosi».
Il sindaco D’Orazio è furente. «A mio avviso», precisa, «questa è l’ennesima scelta calata dall’alto, da soggetti che non conoscono o vivono nei territori periferici. È l’ennesima beffa ai danni dei sindaci che lottano quotidianamente per mantenere servizi vicini ai cittadini. Questa è una scelta illogica, irrazionale e dannosa, che oltretutto cozza pesantemente con la ratio di altre norme emanate dalla nostra Regione Abruzzo a tutela delle Aree Interne e di quelle adottate per combattere lo spopolamento delle zone montane».
«Come possiamo pretendere», conclude, «che i nostri giovani restino nei piccoli centri abitati, se assistiamo continuamente a veri e propri scippi di servizi commissionati dai piani alti, senza che sia data, a noi sindaci, nemmeno la possibilità di essere ascoltati. Mi auguro di cuore che chi è stato investito del compito di ridisegnare la geografia degli ambulatori vaccinali, non si limiti a fare superficialmente il burocrate contabile, ma si adoperi seriamente per conciliare importanti tematiche socio-sanitarie di massima importanza che non possono assolutamente essere accantonate».
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