Vaccinazioni, resta il nodo per i bambini

14 Ottobre 2020

I pediatri sollecitano l’assegnazione di spazi e infermieri. Iorio: «Dalla Asl però risposte insufficienti»

L’AQUILA. A due giorni dall’avvio della campagna per le vaccinazioni antinfluenzali resta il nodo organizzativo che riguarda i bambini da sei mesi a sei anni. Il problema è stato sollevato già da tempo dai pediatri, che hanno chiesto alla Asl l’adozione di misure per portare avanti l’attività in sicurezza, ma finora senza effetti ritenuti apprezzabili. Per i medici chiamati a collaborare su base volontaria alla somministrazione dei vaccini ai più piccoli sarebbero necessarie due condizioni preliminari: l’individuazione di spazi più adeguati rispetto ai loro studi professionali, nel caso dovessero trovarsi a gestire emergenze durante le inoculazioni, e la disponibilità di personale infermieristico per la gestione dei pazienti. «La questione è stata posta fin da luglio», spiega Emanuela Iorio, consigliera comunale e pediatra, «ma siamo arrivati a ridosso dell’avvio della campagna senza soluzioni idonee». L’azienda sanitaria, che ha esaminato le richieste con i rappresentanti della federazione di maggior riferimento per i medici del settore, si è detta pronta a concedere locali di fatto nelle sedi dei distretti che però risulterebbero comunque troppo lontani dall’ospedale da raggiungere velocemente in caso di complicazioni. «I bambini sono più soggetti a reazioni anafilattiche», spiega Iorio, «per cui la risposta deve essere immediata». Negli studi dei professionisti chiamati a collaborare alla campagna non ci sarebbe neppure la possibilità di aspettare in sicurezza i venti minuti necessari a verificare l’insorgere di eventuali complicanze dovute alla somministrazione del vaccino. Gli spazi messi a disposizione dalla Asl, però, non risolverebbero il problema posto dai pediatri. Del tutto inevasa è rimasta invece la richiesta di personale dedicato, che la Asl non sarebbe in grado di fornire a supporto dei medici coinvolti nell’iniziativa. La campagna per i bambini partirà da martedì, con priorità riservata a quelli affetti da patologie croniche, per cui resta qualche giorno in più rispetto all’avvio fissato a giovedì per chi ha più di 65 anni. A queste condizioni, considerato anche il carico di lavoro creato dalla riapertura delle scuole con la recrudescenza dei contagi da coronavirus, molti pediatri rinunceranno all’iniziativa. (g.d.m.)
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