Vaccini, l’Asl raddoppia i centri: dosi negli ex uffici della Procura

4 Marzo 2021

Lavori a ritmo serrato nel Musp di Bazzano per aprire la nuova sede: sarà al servizio della zona est In provincia oltre 1.200 somministrazioni al giorno, ma sale la protesta di chi non viene chiamato 

L’AQUILA . Le sedi di vaccinazione raddoppieranno. Dopo l’inaugurazione, il primo marzo, del centro di via Ficara, la Asl sta lavorando per allestire in città un’altra struttura, a servizio della zona est: si tratta del Musp che a Bazzano ha ospitato nel post terremoto gli uffici della Procura della Repubblica, dove si attiveranno dalle quattro alle sei postazioni, che andranno ad aggiungersi alle otto di via Ficara, dove già dalla prossima settimana si potrebbe arrivare alla somministrazione di 650 dosi giornaliere. Ieri intanto in tutta la provincia si è raggiunta la quota di 1.220 persone vaccinate in un sola giornata. Un traguardo toccato mentre monta la polemica sulla decisione del presidente della Regione Marco Marsilio di pianificare una redistribuzione dei vaccini disponibili a favore delle zone rosse di Pescara e Chieti.
LE ATTESE PER VACCINARSI. Intanto, non mancano le proteste tra la popolazione, in particolare tra quelle categorie, gli over 80 e i fragili, che pur essendosi prenotati sulla piattaforma regionale da gennaio, attendono ancora di essere convocati per la “agognata” vaccinazione. La piattaforma è stata comunque riaperta e chi non si è ancora iscritto potrà farlo anche nella farmacia comunale del Torrione, come annuncia l’Afm. Il servizio sarà attivo dalle 8 alle 20, in via Alcide De Gasperi e gli utenti dovranno presentarsi muniti di tesserino sanitario. Nel centro vaccinazioni aquilano, che ha sostituito gli spazi dell’ospedale San Salvatore, nelle 8 postazioni, dove lavorano 22 operatori sanitari, si somministrano, attualmente, circa 500 dosi al giorno, distribuite tra over 80, richiami, forze dell’ordine e docenti. «Un grande sforzo organizzativo», spiega il primario della Terapia Intensiva Franco Marinangeli, che ha da poco lasciato l’incarico di direttore sanitario, «che permetterà già nei prossimi giorni di incrementare il numero giornaliero dei vaccini. Purtroppo», sottolinea Marinangeli rispondendo alle lamentele dei cittadini che attendono di essere chiamati, «non si può allo stato attuale programmare un calendario, convocando i pazienti con anticipo, in quanto le operazioni sono condizionate alle scorte in magazzino e a quelle che arrivano settimanalmente. Vorrei anche chiarire che sulla piattaforma i cittadini hanno lasciato una manifestazione d’interesse, che non dà diritto a precedenze in base alla data di prenotazione. Raccomandiamo un po’ di pazienza, tutti saranno convocati appena possibile.
LA POLEMICA POLITICA. Di «figli e figliastri in Abruzzo» parlano i consiglieri regionali Marianna Scoccia e Sandro Mariani: «Il presidente Marsilio decide di diminuire i vaccini nelle province di Teramo e L’Aquila in favore di Pescara e Chieti. Lo fa tra l’altro a poche ore dai dati Agenas sul tasso di occupazione dei posti letto, che potrebbero portare, dalla prossima settimana, l’intera regione in zona rossa. Una scelta ampiamente discutibile, che pone diverse questioni relativamente alle criticità sofferte dai diversi territori abruzzesi, che, seppur diverse, meritano una disamina più approfondita». Per Scoccia e Mariani, «nessuno intende calpestare il pur legittimo principio di solidarietà che invoca il presidente Marsilio, ma è l’ennesimo atto di un piano vaccinale che naviga "a vista" e che necessita, come chiediamo da settimane, di un cronoprogramma puntuale, ancor più per valutare analiticamente l’impatto sulle due province di questa scelta». Ridimensiona la polemica il primario Marinangeli: «Da un punto di vista tecnico e scientifico la ridistribuzione dei vaccini in base alla diffusione dei virus ha una sua logica. Il vero collo di bottiglia non è il “litigio” fra province, ma il fatto che i vaccini non arrivino a sufficienza. Il sistema sanitario è regionale, l’emergenza è unica e bisogna agire dove c’è più bisogno. Chiaramente», conclude, «se L’Aquila e Teramo avranno meno scorte, si dovrà essere ancora più prudenti, perché maggiormente esposti al rischio».
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