Vaccini, manca all’appello il 20 per cento di aquilani

Cosenza (Asr): «Risposta comunque ottima, ma non abbassiamo la guardia»
L’AQUILA. La campagna procede spedita, i dati aquilani sono in linea con quelli abruzzesi, ma c’è ancora una fetta della popolazione che sfugge per vari motivi all’immunizzazione. A tracciare il quadro sui vaccini anti-Covid in provincia, con la somministrazione della terza dose appena avviata per gli over 65enni, è il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale Pierluigi Cosenza. L’analisi dei dati da parte del dirigente offre un bilancio confortante, ma che non deve indurre ad «abbassare la guardia», concentrando l’attenzione in particolare su chi non si è ancora sottoposto al vaccino e ricopre «ruoli sensibili» di contatto con il pubblico anche nel settore privato.
COME STA ANDANDO
«Le dosi ci sono per tutti e proseguiremo l’attività con impegno», spiega Cosenza, «la risposta è ottima, anche grazie all’attività degli operatori che in alcuni casi sono andati a cercare gli utenti sul territorio per la vaccinazione». I dati snocciolati dal direttore dicono che l’80 per cento della popolazione di riferimento ha ricevuto entrambe le dosi previste. Resta ancora fuori, dunque, un 20 per cento di cittadini che però, secondo Cosenza non può essere catalogato tutto come lo zoccolo duro dei no vax. «Le situazioni vanno verificate», tiene a precisare, «e tra questi c’è anche chi il vaccino non lo può fare per diverse ragioni». Quel che più importa, secondo il direttore, è il risultato fatto registrare dalle vaccinazioni portate a termine. «La situazione è tranquilla e ne siamo molto soddisfatti», osserva, «ma non bisogna assolutamente abbassare la guardia». L’opera di convincimento prosegue per migliorare ulteriormente il risultato. «Andiamo incontro soprattutto a chi non si è vaccinato e assolve a funzioni che prevedono il contatto con il pubblico», spiega Cosenza, «in particolare per situazioni che riguardano strutture sensibili, sia nel privato che nel pubblico». Il personale sanitario rappresenta un caso emblematico. «Gli operatori che non hanno fatto il vaccino devono decidersi», è il monito lanciato dal direttore, «prima che scattino le procedure disciplinari». Si tratta di una questione di «rispetto delle regole», ma anche di sensibilità. «Vaccinarsi è un atto di senso civile perché la libertà individuale finisce dove inizia quella degli altri», precisa Cosenza, «e nel caso degli operatori sanitari le eventuali sospensioni avrebbero ripercussioni anche sui servizi ai cittadini».
i SANITARI ancora INDECISI
Stanno per partire, dalla direzione generale dell’Asl, le seconde lettere di sollecito ai 25 operatori sanitari che risultano ancora non vaccinati, senza aver presentato un’adeguata giustificazione. «Si tratta di un numero irrisorio», sottolinea il responsabile dell’Unità operativa di igiene, epidemiologia e sanità pubblica Enrico Giansante, «rispetto a una pianta organica di grandi dimensioni. Un’altissima percentuale di dipendenti si è sottoposta al vaccino e tra i 25 ai quali sta per essere inviato il secondo sollecito ci sono anche indecisi o probabilmente persone che hanno varie problematiche. L’eventuale sospensione dall’attività lavorativa riguarderà dunque solo chi non risponderà, motivando con esenzioni o altre giustificazioni la scelta effettuata.
TERZE DOSI a ritmo serrato
Con le scorte di fiale che ormai non sono più un problema, sta procedendo spedita la somministrazione delle dosi addizionali, per le quali gli utenti vengono convocati direttamente dall’Asl: «Lunedì siamo stati la provincia abruzzese che ha effettuato più terze dosi», afferma Giansante, «e viene accolta positivamente, dagli over 65, anche la doppia somministrazione del vaccino anti-Covid con quello influenzale. Ci si può recare nei centri anche senza prenotazione, se si rientra nelle categorie che hanno la priorità».
I NUMERI DELLA CAMPAGNA
«Le cifre della campagna vaccinale in provincia», aggiunge Giansante, «coincidono con quelle nazionali. Siamo all’80% della popolazione target, cioè vaccinabile, che ha completato il ciclo e al 90% che ha ricevuto ameno la prima dose». Prendendo in considerazione l’intera popolazione aquilana, il 75% ha ricevuto la prima dose e il 66% ha completato il ciclo.
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