Vajont, tornano all’Archivio di Stato le carte del processo

16 Settembre 2020

Entro la fine del 2021 rientreranno i 256 faldoni ora a Belluno In città si celebrarono le udienze penali dopo il disastro

L’AQUILA. Le carte originali del processo sulla tragedia del Vajont – che si svolse all’Aquila alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso – torneranno all’Archivio di Stato dell’Aquila, loro sede legittima, entro la fine del 2021. Il fondo (256 faldoni) fu trasferito “temporaneamente” dall’Archivio di Stato dell’Aquila a quello di Belluno dopo il terremoto del 2009. Le carte testimoniano un lungo iter processuale: dalla fase istruttoria durata nell’insieme quasi cinque anni seguita, nel corso dei due anni e mezzo successivi, dai tre giudizi in corte d’Assise, in Appello e in Cassazione.
IL DISASTRO. Il “disastro del Vajont” si verificò la sera del 9 ottobre 1963 e fu dovuto alla caduta di una frana dal soprastante monte Toc nelle acque del bacino artificiale realizzato grazie a una diga. La diga resse, ma l’acqua tracimò e distrusse i paesi del fondovalle tra cui Longarone. Morirono quasi 2.000 persone. Il ritorno delle carte all’Aquila non era così scontato. Anzi, a un certo punto, sembrava dovessero rimanere per sempre a Belluno dove invece, come da accordi iniziali, gli atti saranno disponibili solo in formato digitale. Nel novembre del 2019, nel corso di un convegno alla presenza di alti dirigenti del ministero dei Beni culturali fu la direttrice dell’Archivio di Stato dell’Aquila, Daniela Nardecchia, ad alzare la voce. Le carte, disse la direttrice, dovevano essere restituite dopo due anni, quindi nel 2011-2012 «ma ne sono passati più di dieci e nulla è accaduto. Anzi», sottolineò Nardecchia, «ho saputo che c’è stata un’interpellanza parlamentare per chiedere che gli atti non vengano più restituiti all’Aquila, sarebbe un fatto gravissimo». Quella alzata di scudi, seguita da altre interlocuzioni, ha avuto il suo effetto.
IL RITORNO. Poche settimane fa la Direzione generale degli archivi ha comunicato all’Archivio di Stato dell’Aquila che l’Archivio di Belluno ha chiesto una proroga, ma che comunque entro la fine del 2021, quindi al massimo fra poco più di un anno, il Fondo tornerà all’Aquila. L’Archivio di Belluno, dopo le sollecitazioni avute a inizio anno per la restituzione, ha fatto sapere che la digitalizzazione delle immagini era stata portata a termine (per un totale di circa 160.000 immagini), ma che non era ancora possibile la loro pubblicazione poiché doveva essere compiuta l’attività di “metadatazione” delle stesse. Inoltre, le tempistiche previste si sono prolungate “a causa della necessità di restaurare la documentazione danneggiata da un’infiltrazione d’acqua nei depositi del tribunale dell’Aquila, dove era conservata precedentemente al versamento”. Altro motivo del prolungamento dei tempi è stata “la difficoltà nel reperire ulteriori risorse per la creazione di un portale specifico e di un servizio per la conservazione e messa a disposizione del materiale digitalizzato”. La Direzione generale degli archivi ha assicurato il suo supporto per garantire la conclusione del lavoro sulle digitalizzazioni e per la messa a disposizione on-line delle riproduzioni dei documenti in uno dei portali del ministero così da poter riconsegnare il fondo all’Archivio di Stato dell’Aquila. Le carte del Vajont e tutte le altre dell'Archivio aquilano (uno dei più importanti e ricchi di documentazione d'Italia) dopo il terremoto del 2009 fu recuperato dalla vecchia sede (semicrollata) nel palazzo della Prefettura e trasferito, in tempi record, in un edificio nel Nucleo industriale di Bazzano, dove si trova ancora oggi in attesa di avere la sua sede definitiva prevista nei locali dell'ex distretto militare, a fianco alla basilica di San Bernardino.