Valeria, sopravvissuta nel crollo: «Noi senza colpa, ora faccio causa»

Era nel palazzo di via Campo di Fossa con le vittime a cui è stata assegnata la responsabilità del 30% «Una beffa, lo Stato ci colpisce. Resisterò se chiederanno anche a me il concorso: ho la pelle dura»
L’AQUILA. È stata estratta viva dopo 21 ore dalle macerie dalla palazzina di via Campo di Fossa 6B. Era amica, concittadina a Lanciano, compagna di università e coinquilina di Ilaria Rambaldi, una delle tre vittime a cui la sentenza choc del 9 ottobre ha assegnato un concorso di colpa del 30% per la propria morte perché «incautamente» a dormire. Ora Valeria Esposito prende posizione ed è pronta a far partire la propria causa civile di risarcimento. Anche nei confronti dello Stato.
«Oltre al danno anche la beffa: quella sentenza ha riaperto la mia ferita e quella di tanti», dice oggi, che ha 38 anni, è diventata ingegnere e ha tre figli. «Lo Stato che ci dovrebbe proteggere, oggi ci colpisce. E colpisce proprio chi era nella palazzina che ha avuto più vittime: questo è ancor più vergognoso. So che potrebbe chiedere il concorso di colpa anche a me, ma io resisterò: non abbiamo alcuna colpa. Ho la pelle dura», dice.
IL RACCONTO
Valeria prende posizione e smonta il concorso di colpa che la giudice Monica Croci ha assegnato all’amica Ilaria. «Il contesto è chiaro a tutti: non c’era un clima d’allarme. È inutile che io ripeta che ci sono sentenze che dicono che eravamo stati rassicurati dopo le tante scosse che hanno anticipato quella delle 3.32. Tutti lo sanno», spiega, continuando: «Mi preme però segnalare alcuni dettagli. Tra cui il fatto che non ci erano state date indicazioni su punti di ritrovo in cui dirigerci dopo il sisma. Quindi chiedo: dove saremmo dovuti andare a dormire? Non c’erano tendopoli per ospitarci. Noi, da studenti universitari, non avevamo automobili in cui dormire. E anche se le avessimo avute, ricordo che le macchine parcheggiate sotto alla palazzina sono state distrutte dalle macerie dell’edificio durante il crollo».
Continua poi Valeria: «Inoltre non potevamo immaginare che la palazzina avesse criticità. Io e Ilaria, da studentesse di Ingegneria edil, andavamo continuamente con le torce alla ricerca di anomalie nella struttura dell’edificio. Ma non c’erano segni evidenti di cedimento, come crepe».
LA CAUSA IN PARTENZA
«Con Valeria Esposito, mia assistita, stiamo intraprendendo percorso civile per il danneggiamento che ha subito nel crollo del palazzo. Ora è pronta», spiega la sua legale, Wania Della Vigna, che continua: «Sono onorata di rappresentare una ragazza che ha tanto sofferto che ha visto la morte davanti agli occhi e con dignità racconta ancora quei fatti».
Nella causa Della Vigna riproporrà quanto emerso nei processi penali, a partire dalle perizie che hanno messo nero su bianco sia che la palazzina non era a norma con le leggi antisismiche, sia che era stata costruita con «errori nella miscelatura» dei materiali. E che chi doveva controllare, a partire dal Genio civile, si è macchiato di «negligenze».
Sul concorso di colpa delle vittime, Della Vigna ricorda: «Mai è emersa finora, nelle tantissime cause civili sul sisma dell’Aquila, una responsabilità delle vittime. Saremo pronti se lo Stato la chiederà anche a Valeria nella nuova causa».
LA PROTESTA
Sia Valeria Esposito che Wania Della Vigna hanno mostrato vicinanza alla manifestazione che andrà in scena domenica alle 11 alla Villa comunale.
Hanno superato quota 400, intanto, le adesioni alla protesta tramite i canali social di “Le vittime non hanno colpa”.
Tra loro ci sono esponenti politici abruzzesi e aquilani, attivisti dei comitati civici e semplici cittadini. Ma anche chi ha vissuto sulla propria pelle altre tragedia italiane, a partire dal crollo del ponte Morandi di Genova.
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