Vandali nello stabilimento dell’acqua Santa Croce

21 Febbraio 2017

Canistro, danni ingenti e rame sparito. Il patron Colella denuncia l’ennesimo raid E scattano due diffide alla Regione: «Pronti a utilizzare la sorgente Fiuggino»

CANISTRO. Non conosce pace lo stabilimento dell’acqua Santa Croce a Canistro. L’altra notte sono stati compiuti degli atti vandalici che hanno causato ingenti danni. Dall’azienda è sparito anche del rame, così come accaduto nelle scorse settimane quando i ladri avevano divelto una cabina elettrica.

A denunciare il nuovo episodio è stato il patron della Santa Croce, l’imprenditore molisano Camillo Colella. Sul posto hanno compiuto le verifiche i carabinieri.

Attualmente, nello stabilimento non è in atto la produzione perché la Regione ha revocato la concessione della sorgente Sponga per motivi impugnati dall’azienda. Da qui un serrato contenzioso con l’Ente che va avanti da mesi. La proprietà ha trasferito in Molise la produzione – l’acqua a marchio Santa Croce viene imbottigliata utilizzando la sorgente di Castelpizzuto (Isernia) – licenziando i 75 lavoratori marsicani e dando la responsabilità alla Regione che non ha negato proroghe prima del nuovo bando. Intorno allo stabilimento, inoltre, da mesi si vivono momenti di tensione, prima con scioperi e presidi di protesta dei lavoratori contro Colella, e nelle ultime settimane con blocchi di camion. Proprio ieri, intanto, lo stesso Colella, attraverso il proprio legale, ha inviato due distinte note di diffida e ha intimato alla Regione Abruzzo di sbloccare due questioni sulle quali da mesi l’ente non si pronuncia «causando lo stallo dell’attività, il licenziamento dei lavoratori, ingenti danni all’impresa e anche all’erario e ai cittadini perché l’acqua finisce nel fiume». In una si reitera la richiesta di concedere la possibilità di captare acqua dalla sorgente Santa Croce Fiuggino, di cui la società dell’imprenditore Colella detiene la concessione fino all’ottobre prossimo. «Per riattivare la sorgente sulla quale abbiamo una regola concessione», precisa Colella, «abbiamo dato seguito a tutti i controlli e a tutte le prescrizioni della Regione».

Nella seconda diffida, invece, la società chiede la restituzione dei circa 8 milioni di litri di acqua imbottigliata e 6 serbatoi di accumulo di acqua, sequestrati il 6 e il 9 novembre 2016. In questo caso, si argomenta, sono trascorsi due mesi dal sequestro cautelare disposto dalla Regione.

Secondo Colella gli atti sono illegittimi: «Chiederemo danni milionari».

Le diffide sono state preparate dal legale Roberto Fasciani.©RIPRODUZIONE RISERVATA