Vecchi istituti, c’è la relazione: «La capacità sismica è bassa»

Ma per il Comune l’indice di rischio corrisponde a 0.35. Secondo la normativa possono restare aperti Si evidenzia calcestruzzo debolmente armato e una vita residua della struttura inferiore a 4 anni
AVEZZANO. L’indice di rischio della scuola Corradini-Fermi-Mazzini è pari a 0.35. Per il Comune è superiore a una verifica precedente e quindi, alla luce della vigente normativa, è possibile tenere in esercizio l’edificio scolastico. La certificazione porta la firma del dirigente Francesco Di Stefano ed è stata protocollata il 23 gennaio. E fa riferimento alla relazione dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che l’amministrazione comunale aveva commissionato il 23 settembre 2015. Il Centro è entrato in possesso del documento. Ventuno pagine di numeri, calcoli e relazioni varie a cura degli esperti Bongiovanni, Buffarini, Clemente, Saitta e Tripepi per fare piena luce sul grado di sicurezza della storica scuola nel centro di Avezzano che ospita 1.200 fra bambini, insegnanti e personale. Dopo il terremoto di Amatrice e quindi prima dell’inizio dell’anno scolastico sono esplose le polemiche dei genitori ed è cominciato un braccio di ferro con l’amministrazione guidata da Gianni Di Pangrazio, sfociato in alcuni esposti.
L’edificio è un esempio di architettura Decò degli anni 20-30 del XX secolo e, pertanto, è vincolato dalla Soprintendenza per ragioni storico-architettoniche. Il progetto fu redatto in osservanza del Regio Decreto 193 del 18 aprile 1909, quindi ancor prima del terremoto di Avezzano (gennaio 1915). «L’edificio ha struttura portante in muratura di pietrame calcareo ben organizzata», emerge nella relazione dell’Enea, «i setti murari del piano seminterrato sono classificati come muratura in pietre a spacco con buona tessitura; al piano rialzato la medesima muratura presenta però ricorsi di mattoni pieni ogni 60 centimetri; al piano primo si riscontra una muratura in laterizi forati. Sono inoltre presenti cordoli verticali e orizzontali in calcestruzzo debolmente armato. I solai sono in latero cemento gettati in opera con terminazione a coda di rondine in prossimità degli appoggi. Negli anni 1999-2000 l’edificio è stato oggetto di un intervento di manutenzione straordinaria della copertura. Nel settembre 2009, inoltre, è stato eseguito un intervento sui pilastri della zona scale».
Ma è nelle conclusioni della relazione che emergono i dubbi maggiori.
«L’edificio ha una bassa capacità sismica», sottolineano gli esperti dell’Enea, «legata principalmente: alla forma globale a C del complesso; alla forma rettangolare allungata di tutti i corpi; alla riduzione di larghezza dei solai in corrispondenza delle parti d’angolo. L’analisi di vulnerabilità dell’edificio in esame ha mostrato un indice di rischio pari a 0.35. Analogo valore si ottiene in termini di tempo di ritorno. La vita residua corrispondente risulta di poco inferiore a 4 anni. Per un sensibile miglioramento sismico dell’edificio, si suggerisce, oltre a eventuali interventi di rinforzo locale, di valutare la possibilità di inserire giunti sismici tra i vari corpi di forma rettangolare, suddividendo l’intera opera in sette corpi strutturalmente separati, facilmente individuabili. Per quanto riguarda la verifica a liquefazione dei terreni, si suggerisce di eseguire indagini approfondite; si evidenzia anche che il problema non investe soltanto l’edificio in esame ma l’intera area».
L’architetto Sergio Pepe, dirigente del Comune di Avezzano, ricorda che si sta lavorando a una soluzione. «Parte della scuola del centro andrà nell’edificio da costruire in via Puglie e per un’altra parte stiamo cercando altri finanziamenti», afferma Pepe, «stiamo pensando di portare alcuni classi al Noesis o in altri istituti. Miracoli non li possiamo fare. La bassa capacità sismica? Logicamente non è alta, ma se consideriamo l’epoca di realizzazione 0.35 non è poco».
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