Vendemmia, in salvo la qualità del prodotto

2 Novembre 2014

Raddoppiati costi e lavoro a fronte di un calo del 30 per cento della produzione Buona annata per i rossi, ora si punta alla Denominazione di origine controllata

PRATOLA PELIGNA. Raddoppiano costi e lavoro, ma la qualità del prodotto è salva. Questa la fotografia della vendemmia 2014. A dare filo da torcere ai produttori, la pioggia e il freddo registrati nello scorso luglio. Un mese che ha costretto quasi tutti i coltivatori anche a triplicare, le fasi di lavorazione. Più zolfo, antiparassitari e interventi per salvaguardare i vigneti che in alcuni casi hanno persino visto riaffacciarsi lo spettro della peronospora. Malattia in grado di distruggere intere coltivazioni. Oltre alle bizze del tempo, a cui i produttori hanno riposto al meglio, si sono aggiunti ingenti danni da parte della fauna selvatica. «Abbiamo iniziato la vendemmia con ritardo e solo grazie al sole di fine agosto, settembre e metà ottobre siamo riusciti a mantenere il prodotto con una qualità ottima soprattutto per i rossi», afferma Maria Assunta Palombizio della D’Alessandro vini di Pratola Peligna, «la produzione però ha risentito di un calo di circa il 30%. Come azienda ci stiamo differenziando per avere più opportunità». Non solo vino, dunque, ma anche marmellate, mosto cotto e aglio rosso. Prodotti di una terra che deve ripartire dall’agricoltura. Non ha dubbi Giuseppe Iacobucci, presidente della vinicola Val Peligna, sempre di Pratola. «Siamo riusciti a centrate l’obiettivo qualità. Ora è necessario puntare sul futuro da incentivare con un riconoscimento d’area come, ad esempio, la Denominazione di origine controllata e garantita. Non solo. Con la nostra esperienza e capacità riusciamo a tenere testa alle bizze del tempo, ma non possiamo rimanere da soli davanti all’enorme presenza di cinghiali che distruggono i raccolti portati a maturazione con tanta fatica». Due richieste che saranno al centro di un tavolo di discussione con l’assessore Dino Pepe previsto in settimana. Ma proprio il riconoscimento d’area, potrebbe portare l’intera Valle Peligna a diventare più competitiva anche rispetto alle cantine della costa che assorbono gran parte del prodotto locale. La scommessa è tutta sulla qualità, dato che sulla quantità i terreni della costa sono, per ragioni morfologiche imbattibili.

«La qualità dei nostri prodotti è alta», afferma Alice Pietrantonj, dell’omonima cantina di Vittorito, «soprattutto i rossi di quest’anno sono eccellenti. Abbiamo sofferto un po’ con i bianchi e c’è stato un calo nella produzione, mentre i costi sono aumentati ma la qualità, la caratterista principale che fa la differenza sul mercato resta alta e ben riconoscibile nei nostri prodotti» Caratteristica che ora andrebbe incentivata con un’indicazione geografica in grado di rilanciare non solo il settore, ma a giudicare dalla crisi industriale dell'area, l'intera Valle Peligna.

Federico Cifani

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