Verdeaqua, è scontro assessore-ex gestori

Piccinini chiede alla coop di riaprire l’impianto sportivo, ma per la presidente Giordani «non ci sono le condizioni»
L’AQUILA. L'impianto sportivo Verdeaqua resterà chiuso, almeno per il momento.
Il Comune, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso della società che gestisce l’impianto per il riconoscimento della titolarità della struttura, ha chiesto alla cooperativa Verdeaqua Smile di tenere aperta la piscina e i campi coperti, fino a quando non verrà espletato il passaggio di consegne. Richiesta respinta al mittente: «Non ci sono le condizioni economiche, né le garanzie per andare avanti», la risposta del presidente della Verdeaqua, Sandra Giordani.
«Siamo al lavoro per la riapertura, in tempi quanto più possibile rapidi», ha spiegato l'assessore allo Sport, Alessandro Piccinini, «chiediamo all'ex gestore di garantire continuità, a tutela dell'interesse generale della comunità».
Il complesso sportivo di Verdeaqua, frequentato da circa 700 ragazzi e atleti professionisti, è chiuso da venerdì scorso. «Alla luce della sentenza del Consiglio di Stato e della volontà di lasciare la struttura, manifestata ed espressa dall'ex gestore», dichiara Piccinini, «abbiamo richiesto a quest'ultimo, con atti formali, di garantire un minimo di continuità, a tutela dei dipendenti e dell'utenza. Vi sono, come noto, delle procedure obbligatorie che devono essere espletate prima di poter subentrare, che richiedono dei tempi tecnici. Se, in questa fase, il gestore non dovesse garantire continuità, anche in riferimento alle utenze, i tempi di chiusura della struttura, prima di una possibile riattivazione, si allungherebbero di molto, con conseguenze pesanti per i dipendenti». Piccinini ha ribadito che «la volontà dell'amministrazione è quella di assicurare la prosecuzione dell'attività che, oltre ad evitare il rischio concreto di compromettere la funzionalità degli impianti, consentirà di valutare ogni possibilità di salvaguardia dei livelli occupazionali. Sarà garantito, contestualmente, l'interesse pubblico derivante dalla funzione sociale che l'impianto svolge. Confidiamo in un atteggiamento responsabile, attraverso un passaggio di consegne condiviso, da prevedere a breve termine, nell'interesse della struttura e dei lavoratori». Ma secondo la Giordani «mantenere aperta la struttura è assolutamente impossibile. Non possiamo lasciarla in funzione alle condizioni attuali e senza alcuna garanzia da parte del Comune. Già prima era un'impresa farla funzionare, figuriamoci adesso che non abbiamo più utenza. Si tratta di costi che non siamo in grado di sostenere, non ne abbiamo la forza economica. Sono sconcertata dalla proposta del Comune, dopo quello che è successo». Quaranta i lavoratori, di cui 17 a tempo indeterminato, che rischiano il posto. In attesa di un chiarimento tra le parti, i cancelli restano chiusi.
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