Verrà lasciato a vista l’antico chiostro della Beata Antonia

25 Agosto 2022

Il Comune vuole tirar dritto sulla riqualificazione dell’area Inascoltate le critiche di alcuni esperti e storici della città

L’AQUILA. Sembra sempre più vicino alla realizzazione il progetto di riqualificazione dell’area compresa tra il convento della Beata Antonia, via Sallustio e piazza Fontesecco, che prevede di lasciare “a vista” l’antico chiostro del convento.
Nei giorni scorsi, con una determina dirigenziale, il Comune ha approvato il quadro economico rimodulato (610mila euro) e le modalità di scelta della ditta che si occuperà del progetto esecutivo e dei lavori. Un atto che segue l’approvazione del progetto definitivo (redatto dall’ingegnere Arianna Dari Salisburgo).
LA DETERMINA
Il documento stabilisce «di procedere alla indizione della gara per l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori, sulla base del progetto definitivo, mediante procedura negoziata» e «di approvare, unitamente al responsabile unico del procedimento, il quadro economico nel quale si definisce l’importo complessivo di 610.000 euro».
IL PROGETTO
Nella determina è scritto anche che «l’obiettivo del progetto è quello di valorizzare piazza Fontesecco destinandola nuovamente alla socialità e di realizzare aree verdi applicando tecniche di mitigazione climatica e quindi, in una visione più ampia, riqualificare anche parte dei marciapiedi di via Sallustio compresi tra il convento della Beata Antonia e piazza Fontesecco». L’obiettivo è cambiare il volto di via Sallustio. Dalla fine dello scorso anno, infatti, dopo l’abbattimento della parte più “moderna” del convento della Beata Antonia (che dovrebbe essere ricostruito con i fondi della ricostruzione privata) è stata “svelata” la parte storica dell’edificio e in particolare l’antico chiostro del monastero della Clarisse, che da anni si sono trasferite a Paganica. Proprio per permettere una fruibilità continua del chiostro, al posto dell’edificio abbattuto (che il Comune dovrà indennizzare alla proprietà o in alternativa delocalizzare) dovrebbe nascere una piazza. Come chiarito in una delle ultime determine, si intende «realizzare un grande spazio aperto mediante la progettazione di una piazza pubblica ponendo particolare attenzione alla realizzazione di un impianto di illuminazione che vada anche a sottolineare la presenza degli elementi architettonici storici, oltre all’inserimento di elementi di arredo urbano e di aree destinate a verde pubblico».
DUE COSTRUZIONI
La parte del monastero su cui interverrà il Comune è quella che confina con via Sallustio: prima del sisma c’era uno studentato di proprietà delle suore Clarisse (che ci sono state fino al luglio 1997, prima di trasferirsi a Paganica).
Quest’ala del convento rientra nella ricostruzione privata e proprio la recente demolizione (per successiva ricostruzione) dell’edificio che dà su via Sallustio ha “svelato” la parte storica del monastero oggi oggetto di una procedura negoziata avviata dal Provveditorato alle opere pubbliche.
IL CORO DEI NO
Insomma, nonostante i dissensi di alcuni tra i più esperti studiosi della storia della città, l’amministrazione sembra voler tirare dritto sulla riqualificazione dell’area tra la Beata Antonia.
A poco sono valse, dunque, le posizioni critiche degli storici Maurizio D’Antonio (che proprio negli ultimi mesi ha pubblicato un testo sul passato del cosiddetto Vicolaccio, via Sallustio), Vladimiro Placidi e monsignor Orlando Antonini, i quali ritengono l’operazione poco coerente con la storia dell’edificio e con la natura stessa del chiostro.
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