Vertenza 3G, primi ricorsi per evitare i licenziamenti
Presentate trenta opposizioni al giudice del lavoro contro le decisioni dei vertici del call center I sindacati: «Ignorati nelle scelte i criteri previsti come l’anzianità di servizio e i carichi di famiglia»
SULMONA. Sono già una trentina i lavoratori della 3G che hanno rispedito le lettere di licenziamento al mittente, facendo ricorso contro la decisione del Call center sulmonese. La strada è tutta in salita, ma gli operatori dell'azienda sono pronti a dare battaglia contro la perdita del loro lavoro e contro i licenziamenti che ritengono ingiusti. Sarà il giudice del lavoro ad esprimersi sulle vertenze aperte da sindacati e lavoratori. Per questo, le parti sociali non si sbilanciano, anche se i tempi non dovrebbero essere quelli canonici e dunque lunghi di una normale causa di lavoro. Per creare meno disagi poissibile ai lavoratori, infatti, i ricorsi contro i licenziamenti saranno presentati in procedura d’urgenza, in base all’articolo 700 sulla risoluzione dei contratti, che prevede risposte più brevi. Il tempo stringe, dunque, e il verdetto sul destino dei telefonisti si avvicina. Si è fatta promotrice delle vertenze in atto la Slc Cgil che sta seguendo da vicino i provvedimenti. «L’azienda sta procedendo ai licenziamenti secondo dei criteri che non rispettano la legge», incalza Martina Scheggi della segreteria nazionale Slc Cgil, «senza tenere conto dei carichi di famiglia e dell’anzianità di servizio, trincerandosi dietro i cosiddetti criteri tecnico-organizzativi. Cosa che tradotta in pratica significa solo basarsi sulla produttività, scegliendo persona per persona. Ma questo ci riporta ai tempi delle ferriere, in cui i diritti dei lavoratori non c'erano». Anche la pausa caffè e sigaretta sono finite sotto la lente di ingrandimento alla 3G, assieme alla gestione delle telefonate e al lavoro di back office. «Quello che sta accadendo in azienda non ci meraviglia, visti i precedenti», aggiunge Marilena Scimia, della segreteria provinciale Slc Cgil, «abbiamo avvisato più volte i vertici della necessità di rispettare le regole, ora ci vediamo costretti ad adire le vie legali. Fra gli operatori c’è già la paura sulle pause caffè o sigarette. Basti pensare che sono state già licenziate mamme con figli a carico». Dei 136 lavoratori licenziati in tutto il gruppo, 31 dovranno restare al lavoro fino alla fine del preavviso stabilito dall'azienda; per gli altri il call center provvederà a saldare loro il mancato preavviso. Un ben servito senza troppi complimenti, che farà perdere paghe di circa 900 euro al mese per i lavoratori con contratti part-time (6 ore) e di circa 1300 per quelli con rapporto di lavoro full-time. La 3G ha annunciato ad agosto 102 esuberi a Sulmona su 232 in tutto il gruppo con un debito di un milione e 300mila euro. È sfumata punto la proposta degli incentivi all’esodo per scongiurare i licenziamenti forzati. «In realtà si tratta di cose garantite dalla legge come il Tfr e l'indennità di disoccupazione», denuncia Scimia.
Federica Pantano
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