Vertice sulle tante chiese da ricostruire

27 Maggio 2021

Incontro on line dopo una riunione a Villa Sant’Angelo. Proposta dei Comuni: snellire le procedure con le normative 2016

L’AQUILA. Un patrimonio storico-artistico immenso, quello dei luoghi di culto nell’Aquilano, a 12 anni dal sisma perlopiù ancora non ricostruito. Delle circa 470 chiese del cratere sismico, solo il 20% è stato restaurato. I Comuni chiedono di poter intervenire direttamente e di applicare anche per il sisma 2009 la nuova normativa introdotta nel 2016, la legge 105, che consente di affidare la ricostruzione degli edifici di culto alle amministrazioni locali per snellire le procedure e accelerare i tempi di riconsegna. Se ne è discusso in un incontro telematico tra il tavolo di coordinamento dei sindaci del cratere, il titolare dell’Usrc, Raffaello Fico, e il nuovo coordinatore della struttura di missione, Carlo Presenti. La riunione è stata preceduta da un incontro informale, che si è svolto a Villa Sant’Angelo, alla presenza del sindaco del paese, Domenico Nardis, dello stesso Presenti, di Fico, del titolare dell’Usra, Salvo Provenzano, di monsignor Orlando Antonini e dell’ex direttore del Consorzio Beni culturali, Vladimiro Placidi. Proprio Antonini e il vescovo di Sulmona, Michele Fusco, hanno lanciato, di recente, un appello per la ricostruzione del patrimonio ecclesiastico distrutto dal sisma. «Nell’incontro», spiega Nardis, «è emerso che la normativa sulla ricostruzione delle chiese, che risale al 2009, e che affida al Mibac il compito di appaltare e seguire i lavori di ristrutturazione, ha rallentato moltissimo la ricostruzione. La richiesta è di delegare ai Comuni le procedure per la ricostruzione degli edifici di culto, anche nel cratere aquilano». Esiste anche un altro problema. «Svariate chiese minori», ha detto Fico, «in aggregato con abitazioni private, condizionano l’agibilità delle stesse: per questi casi si potrebbe seguire un iter differente che preveda la ricostruzione contestuale dell’aggregato e della chiesa che ne fa parte. L’aspetto della sicurezza strutturale delle chiese va di pari passo con quello sociale». «Il Mibac è sotto organico», sottolinea Placidi. «Una strada praticabile è quella di adottare le stesse normative del sisma Centro-Italia che prevede l'affidamento diretto alla Curia di alcuni interventi, in base alle fasce economiche, adottando le normative sugli appalti pubblici con le dovute semplificazioni in vigore. Il Mibac potrebbe stipulare specifici accordi di programma con altre istituzioni dotate di uffici tecnici abilitati a questo tipo di intervento, sempre sotto la direzione del ministero: da una parte gli Uffici speciali, dall’altra il Provveditorato opere pubbliche». Placidi sottolinea «il rischio che il patrimonio artistico ecclesiastico si vada lentamente depauperando: chiese e luoghi di culto di gran pregio, che hanno anche una funzione aggregativa e sociale, in città come nei paesi».