Vescovo e sindaco alla Magneti Marelli

Visita in fabbrica per gli auguri natalizi. Monsignor Spina: dignità e libertà devono viaggiare insieme
SULMONA. Visita di fine anno del vescovo della diocesi di Sulmona-Valva Angelo Spina, del sindaco Annamaria Casini e del presidente del consiglio comunale Katia Di Marzio alla Magneti Marelli. Lo stabilimento più grosso del territorio coi suoi 636 operai viene da un periodo molto caldo di lotte sindacali e proteste. Come l’ultima dei giorni scorsi quando un operaio si è infortunato e i suoi colleghi hanno organizzato un’ora di sciopero alla fine di ogni turno. Il direttore dello stabilimento Vincenzo Resce e il responsabile del personale Antonio D’Amelio hanno fatto gli onori di casa, evidenziando l’importanza dell’incontro in un contesto lavorativo come quello della Magneti Marelli. «Voglio salutare e ringraziare tutti», è intervenuto il vescovo dalla sala congressi della fabbrica, «soprattutto i lavoratori e le loro famiglie. Il lavoro dà dignità alla persona e la festa dà la libertà. Lavoro e festa, dignità e libertà vanno tenute insieme mettendo al centro la vera risorsa che è la persona umana. Auguro a tutti delle festività serene, all’insegna del cammino indicatoci dal Signore Gesù lungo la via dell’incontro, nel rispetto di ogni persona». L’incontro è proseguito con una breve preghiera e con la visita allo stabilimento, dove ogni giorno vengono prodotti più di mille pezzi per il Ducato e per l’Alfa Romeo. È proprio da Sulmona che è partita la rivoluzione dal basso contro i nuovi turni di lavoro, saliti da 15 a 18, con i weekend continuativi al lavoro. Condizioni che hanno portato a una serrata protesta partita dal basso, con scioperi che hanno raggiunto la percentuale record del 90% negli stabilimenti Fiat. Da ottobre sono iniziate le prime modifiche ai carichi di lavori e alle postazioni degli addetti alla verniciatura cataforesi, il trattamento che serve a rendere leghe e metalli resistenti alla corrosione. Le modifiche – che prevedono spostamenti fra gli addetti e carichi di lavoro meno pesanti – sono state attuate dopo le richieste delle Rsa della Fiom Cgil. La mobilitazione e l’infortunio hanno però riacceso gli animi all’interno della fabbrica dove dalla scorsa estate sembrava esser tornato il sereno con l’assunzione di 43 nuovi operai – tutti giovani e del territorio –per interrompere il regime continuo di cassa integrazione e provare a stare dietro ai ritmi produttivi della Sevel. (f.p.)
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