Vespa: dopo la catastrofe la Marsica come il Friuli

16 Gennaio 2015

Il giornalista televisivo della Rai sottolinea il dinamismo della popolazione colpita «L’Aquila invece è una città morta, persi tre anni per colpa della politica locale»

AVEZZANO. “Cento anni dal terremoto”. È questa la tematica della conferenza al teatro dei Marsi, che ha ospitato note personalità sociali, politiche e religiose tra cui l’illustre giornalista, scrittore e conduttore televisivo, nonché cittadino aquilano, Bruno Vespa.

«Credo nei giovani e nella rinascita aquilana», queste sono state le parole pronunciate dal giornalista durante l’intervista.

Secondo lei chi furono i veri eroi protagonisti della ricostruzione della Marsica all’indomani del terremoto del 1915?

«Anche se non li conosco, sono certo che la Marsica dopo il terremoto è decollata in qualche modo, cosa che nei terremoti moderni ho visto soltanto in Friuli. Per quanto riguarda gli altri, come quello d’Irpinia e dell’Aquila, le cose sono andate diversamente. Non conosco nomi e cognomi, ma dopo la guerra c’è stato uno sviluppo che ha portato rapidamente Avezzano e la Marsica ad essere la parte più piccante della provincia dell’Aquila, e insieme con Pescara la più dinamica d’Abruzzo».

Secondo lei è possibile una rinascita dal punto di vista economico e culturale successiva al terremoto aquilano e marsicano, in modo tale che i giovani non debbano fuggire altrove per cercare nuove opportunità?

«Penso di sì. Noi ci siamo sempre illusi molto sulla industrializzazione di massa, in cui l’industria assume operai e risolve problemi. Invece, credo più nelle capacità individuali dei giovani che oramai stanno inventando delle cose fantastiche. Ci troviamo in un mondo in cui alcuni ragazzi a venti, venticinque anni hanno già realizzato invenzioni apprezzate. Credo molto in queste iniziative giovanili che vanno sostenute e incoraggiate. Le idee dei giovani non vanno mai rifiutate perché sono preziose. Anche nel campo dell’agricoltura il loro entusiasmo ha portato negli ultimi tempi risultati straordinari».

Un terribile terremoto ha messo in ginocchio l’Aquila, molto è stato fatto ma sappiamo che c’è ancora molto da fare: cosa ne pensa?

«All’Aquila purtroppo sono stati persi tre anni a causa delle indecisioni delle autorità locali. Adesso si sta ricostruendo a ritmi abbastanza avanzati e speriamo in una ricostruzione completa perché l’Aquila è una città morta. Ci sono i danni di una popolazione intera totalmente sradicata e quelli ormai non li ripara più nessuno. Ci sono vecchi che non sono più tornati a casa e bambini che sono completamente sbalestrati».

Come sono cambiate le donne marsicane e aquilane di oggi rispetto a quelle di un tempo, come sua nonna?

«Cento anni fa c’era un altro tipo di società e le donne quasi non esistevano in una zona agricola come questa, oppure svolgevano lavori meno gratificanti. Mia nonna ha sempre lavorato in campagna, svolgendo lavori molto faticosi. Adesso le donne in agricoltura hanno dei ruoli da manager, guidano migliaia di aziende con ottimi risultati. In settori come il lino, per esempio, formano un’associazione corposa e unita, con un ruolo di primo piano».

Alessia Bianchi, Elisa Pierleoni, Chiara Iulianella, Erika Di Fonzo, Gaia Mattioli, Grazia Di Pietro, Silvia Colaiuda

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