Vesuvius, ultimo atto Firmati 83 licenziamenti

23 Dicembre 2016

La fabbrica dell’acciaio chiude ufficialmente ad Avezzano e va in Polonia L’amarezza dei sindacati: «Disoccupati come tanti altri marsicani»

AVEZZANO. È stata scritta ieri la parola fine alla lunga storia della Vesuvius. Dopo sei mesi di lotte i lavoratori, nel pomeriggio, hanno firmato le lettere di licenziamento chiudendo ogni rapporto con l’azienda produttrice di piastre per altiforni.

«Abbiamo firmato le lettere di licenziamento», ha commentato Emiliano Di Salvatore, rsu di stabilimento, «siamo andati tutti nella sede di Sviluppo Italia, nella sede di Confindustria, e abbiamo sbrigato l’iter davanti a una delegazione dell’azienda e alle parti sociali».

Per i lavoratori, quindi, sarà un Natale coperto dal velo dall’incertezza che inevitabilmente condizionerà anche i prossimi mesi. Gli 83 dipendenti hanno iniziato a maggio a incrociare le braccia per avere qualche certezza sul futuro. Attraverso delle mail erano venuti a conoscenza di una riorganizzazione aziendale che prevedeva la chiusura di alcuni stabilimenti e l’accorpamento di altri. Per avere delle risposte alle loro domande sono arrivati a occupare la fabbrica per un mese e a bussare alla porta degli uffici della multinazionale a Londra e a Bruxelles. Nonostante le iniziali rassicurazioni, però, i dipendenti hanno continuato a lavorare con la paura di dover perdere il posto, assistendo ai tavoli regionali e ministeriali. A settembre, poi, è arrivata la notizia che a fine anno l’azienda avrebbe chiuso lo stabilimento di Avezzano e Macchiareddu, in provincia di Cagliari, e trasferito tutta la produzione in Polonia. A nulla è valso il tentativo del governo di far desistere la multinazionale. È iniziato un lungo dialogo che si è concluso qualche settimana fa con la consegna delle lettere di licenziamento.

«Ormai è finito ogni tipo di rapporto con la Vesuvius», ha concluso Di Salvatore, «siamo disoccupati come tanti altri marsicani».

Nei prossimi giorni i dipendenti dovranno iscriversi nelle liste di mobilità all’Ufficio di collocamento nella speranza che entro due anni qualche azienda possa riassumerli. Per il momento vanno avanti con la buonuscita e il tfr, ma davanti hanno un futuro con troppe incertezze. A differenza dello stabilimento sardo, per quello avezzanese sono già spuntati degli acquirenti. Una società che opera nel settore della siderurgia ha visitato la fabbrica per capire lo stato dei macchinari e della struttura. Ma ancora non è chiaro se la trattativa per l’acquisizione è stata interrotta o andrà avanti. Intanto, nel nucleo industriale un altro stabilimento ha chiuso i cancelli lasciando fuori 83 dipendenti, padri e madri di famiglia che da oggi dovranno iniziare a cercare una ricollocazione nel mondo del lavoro.

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