«Via Garibaldi isolata da camion e auto in sosta selvaggia»

Commercianti e artigiani: per cinque giorni alla settimana siamo prigionieri delle imprese dei cantieri della ricostruzione
L’AQUILA. «Parcheggi selvaggi». Ha voluto parafrasare così uno dei commercianti di via Garibaldi, riferendosi al famoso film di John Ford con la leggenda John Wayne, la situazione nella parte interessata dai cantieri della ricostruzione e dai sottoservizi.
«Dal venerdì alle 16 è il deserto per tutto il fine settimana e le strade sono sbarrate dalle rcinzioni, mentre dal lunedì al venerdì è la giungla», dicono commercianti e artigiani. «Camion parcheggiati ovunque, in mezzo ai vicoli, dove ostruiscono il passaggio sia delle auto, che pedonale. Hanno messo un semaforo lungo la parte terminale di via Garibaldi, all’altezza di piazzetta Chiarino. Ma per chi? Solo per i mezzi delle imprese. Basta dare uno sguardo anche su piazza Chiarino: sosta selvaggia pure lì», dicono commercianti e artigiani. «Il problema è che non c’è nessuno spazio sia per i residenti, che hanno avuto il coraggio di rientrare in questa zona, sia per noi. che abbiamo avuto la sventura di riaprire le nostre attività», sostiene Giovannino Palumbo, uno dei commercianti storici della zona di Santa Maria paganica (prima era in via Leosini, dove l’edificio e in via di ristrutturazione). «Ci hanno fatto tornare qui, ma senza alcuna programmazione e organizzazione», aggiungono gli altri commercianti, «e non c’è regolamentazione. I camion e le auto non possono imprigionarci. Devono scaricare il materiale e poi andare a parcheggiare altrove. Invece restano l’intera giornata qui e nei vicoli, impedendo il passaggio a chi vuole venire da noi a fare la spesa. Non incassiamo un euro da giorni, soprattutto da quando sono in corso i lavori per i sottoservizi, che dovevano durare 20 giorni, invece sono qui da più di un mese e non si vede la soluzione». Il problema dei parcheggi selvaggi dei mezzi dei cantieri, è diffuso nel centro storico. E creano disagi anche a chi è rientrato a viverci. «Alcuni giorni chiudono improvvisamente una strada e non si può più passare», afferma qualche residente, «ma per chiudere una strada ci vuole un’ordinanza, perché si occupa il suolo pubblico e bisogna pagarlo al Comune. Invece, non ci sono controlli e le imprese fanno quello che vogliono. È una giungla».
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