Via il cemento dal fiume Sangro

29 Settembre 2016

Scontrone, ruspe al lavoro per eliminare dopo 30 anni gli argini artificiali

SCONTRONE. Trent’anni dopo il fiume Sangro vince la sua battaglia contro il cemento. Da qualche giorno le ruspe sono a lavoro lungo il tratto che collega Scontrone a Castel di Sangro. I lavori mirano al ripristino di un assetto fluviale in grado di migliorare il regime idraulico delle acque e a consentire una dinamica fluviale più coerente con la tipologia del fiume, abbandonando la logica della canalizzazione. Tenendo presente la tipologia e le caratteristiche del corso d'acqua anche a seguito dei diversi eventi di piena, nel progetto si è scelto di evitare il ripristino dei muri e delle sponde in cemento e di procedere invece alla loro demolizione in tutti i tratti in cui tali strutture, dissestate e ammalorate, hanno perso qualsiasi funzionalità. Si tratta di un progetto integrato dal punto di vista idraulico e ambientale, finanziato attraverso fondi comunitari, che ha visto in questi anni il Servizio del Genio civile regionale e le amministrazioni comunali di Scontrone e Castel di Sangro lavorare in sinergia per realizzare interventi capaci di affrontare le evidenti criticità che caratterizzano questo tratto di fiume. Nelle aree urbanizzate è stata inoltre prevista la realizzazione di rilevati arginali a protezione dei centri abitati. Era il 1981 quando tra polemiche e veleni partì il progetto di canalizzazione e cementificazione del tratto che da Villa Scontrone conduce a Castel di Sangro. Un’opera da trenta miliardi di vecchie lire, finanziata per evitare che il fiume straripasse nelle vicine campagne durante i periodi di piena. I lavori furono realizzati nonostante il clamore e le proteste dei cittadini e soltanto la tenacia e la resistenza dei residenti, che bloccarono le ruspe, riuscì ad evitare la cementificazione del secondo tratto verso Alfedena nel 1985. «Si tratta», commenta Ileana Schipani, sindaco di Scontrone, «di un intervento innovativo anche per le tecniche adottate. Ad esempio, la frantumazione in loco delle difese spondali in cemento demolite e asportate dall'alveo e il successivo riutilizzo dei materiali per la costruzione degli argini. Credo sia un progetto unico nel panorama regionale e probabilmente anche in quello nazionale e può costituire un precedente da imitare anche in altre realtà simili con corsi d'acqua artificiali».

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