Via il quadro che inneggia al fascismo

23 Gennaio 2020

Il Comune lo fa rimuovere dall’aula consiliare. Accolta la richiesta delle associazioni. Lo storico Lolli: era uno sfregio

ROCCACASALE. Rimosso dall’amministrazione comunale il quadro che inneggia al fascismo e che si trovava affisso nell’aula consiliare del Comune di Roccacasale. Vicenda che aveva innescato polemiche da parte di associazioni e storici. Ieri l’associazione “Un solo pianeta” e il collettivo “Altrementi Valle Peligna” ha visto accolta la richiesta.
«Il quadro in questione non sarebbe mai dovuto essere affisso all’interno dell’aula consiliare, dato che quest’ultima rappresenta il luogo deputato all’espressione stessa della democrazia e dei valori fondanti della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza antinazifascista, e che sono perfettamente antitetici rispetto alle pagine più buie della storia del Ventennio fascista», affermano i rappresentanti delle due associazioni, «a chi ama appiattire e ridurre la storia a folklore e non disdegna di riservare un posto d’onore alla propaganda fascista nei luoghi delle istituzioni repubblicane, ricordiamo ancora una volta che laguerra di aggressione all’Etiopia e la partecipazione di volontari in appoggio alle forze golpiste franchiste in Spagna non rappresentano un onore ma una vergogna per il nostro Paese. Inoltre l’affissione di quel quadro risultava ancor di più antitetica e contraddittoria vista la presenza all’interno della stessa aula delle bacheche in memoria dei roccolani deportati dai nazisti in Germania. Quindi la rimozione ha ristabilito l’immagine che merita un’aula consiliare della Repubblica italiana».
Sul caso è intervenuto lo storico della Resistenza, Riccardo Lolli: «I residenti del centro della Valle Peligna, dopo l’8 settembre hanno pagato un prezzo altissimo da parte dell’alleato nazista del governo repubblichino di Salò. In particolare, la mattina del 6 ottobre 1943, le truppe tedesche rastrellarono 38 ostaggi roccolani, nove persone, furono deportate in Germania nei campi di concentramento e stermini».
I deportati tra cui un ragazzo di 16 anni Angelo De Simone furono Egidio Casasanta, Mario Colella, Carlo D’Ascanio, Ettore De Simone, Sabino Di Filippo, Carmine Santilli, Giuseppe Scarpone e Ermino Spadino. Di questi solo Egidio Casasanta, Ettore De Simone e Carmine Santilli riuscirono a tornare. Inoltre, i nazisti il 20 ottobre del 1943, trucidarono tre pastori, i fratelli Giuseppe e Antonio D’Eliseo e il loro nipote Antonio Taddei, e un residente di Pratola Peligna, Giuseppe De Simone. Tutti uccisi, davanti al cimitero di Sulmona, per aver aiutato i prigionieri anglo-americani fuggiti dal campo di concentramento. «Quel quadro», conclude Lolli, «è uno sfregio alla memoria democratica del paese e alle vittime della barbarie nazifascista. Inneggiando ai criminali di guerra si fa una provocazione meschina ed intollerabile alla quale tutte le persone democratiche di Roccacasale e non solo». (f.c.)
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