«Vicenda da rivedere in appello»
Pezzopane: «Ci rassicurarono, ora la città non merita questo schiaffo»
L’AQUILA. «Mi auguro che, in appello, la sentenza venga rivista. Perché quando lo Stato assolve lo Stato, magari per risparmiare un po’ di soldi di risarcimento, la democrazia perde credibilità. Lo Stato ancora non chiede scusa a quelle famiglie e L’Aquila non si merita questo schiaffo».
Lo afferma Stefania Pezzopane, ex parlamentare, presidente della Provincia all’epoca del sisma. «Le vittime dovevano uscire. Secondo il tribunale. Sono invece rimaste a casa. È quindi colpa loro, al 30%. Aspiranti suicidi, incauti, superficiali? “Comportamento imprudente” la giudice ha scritto così. Ha quindi accolto le richieste dell’Avvocatura dello Stato che difende i ministeri nelle cause di risarcimento per le responsabilità di Genio civile e Prefettura sull’edificio crollato. Furono 27 le vittime. C’erano amici e parenti di tanti di noi, che come loro restammo a casa. Fiduciosi nella scienza e nella Protezione civile che ci rassicurarono. L’Avvocatura ora chiede anche in altri casi la concorsualità delle vittime nella colpa. Insomma gli aquilani e le aquilane, tutti coloro che erano con noi quella notte saremmo stati aspiranti suicidi. Secondo questa tesi, del tutto infondata, saremmo rimasti in casa pur sapendo che quelle case sarebbero potute diventare le tombe per troppi. Le vittime dovevano uscire, e perché mai se ci avevano detto che potevamo stare a casa e berci “un bel bicchiere di Montepulciano”. E poi dove saremmo dovuti andare in 100.000, per quanti giorni? Da quanto tempo, visto che lo sciame sismico durava da 4 mesi. Ma se il sisma non possono prevederlo gli scienziati, perché avrebbero dovuto prevederlo i cittadini?».

