Vicino il ritorno al forte spagnolo: ecco il museo del terzo millennio

Filetici: «Tra i primi obiettivi la visitabilità del mammut e la riapertura dei percorsi rinascimentali» Le sale ospiteranno anche l’officina del restauro: 2.600 le opere nei depositi che vanno recuperate
L’AQUILA. Il ritorno al Castello con la riapertura dei percorsi di difesa rinascimentali e l’esposizione del Mammuthus meridionalis: sono i prossimi impegni del nuovo Munda (Museo nazionale d’Abruzzo), una realtà pronta a cambiare volto. A illustrare il progetto di restyling del museo è stata la direttrice, Maria Grazia Filetici, che nei giorni scorsi ha partecipato alla manifestazione “Restauro in tour”, edizione speciale del Salone internazionale del Restauro di Ferrara, approdato per la prima volta alla nuova fiera del Levante di Bari.
«Il Munda sarà un museo del terzo millennio: non solo luogo di esposizione, ma centro delle arti, della ricerca e di laboratori per la conservazione del patrimonio artistico abruzzese», ha spiegato la direttrice, che ha anche specificato: «È urgente intervenire sul degrado di alcune opere nei depositi».
Dopo il sisma del 2009, infatti, sono state messe in salvo moltissime opere d’arte estratte dai crolli del castello cinquecentesco, sede dal 1951 del museo. «Il ricovero delle opere nei molti depositi deve essere trasformato in una nuova occasione progettuale. Lo studio, la diagnostica e la ricerca saranno gli ingredienti di un progetto complessivo del nuovo Munda» continua la direttrice che parla di “Officina del Castello”: un luogo dove studiare e restaurare le circa 2.600 opere che ora sono nei depositi. In tal senso è necessaria una revisione completa delle collezioni.
«Intendiamo anche aprire alla collaborazione interistituzionale con gli enti presenti sul territorio: l’Università, l’Accademia, il Gssi, il Maxxi» continua la direttrice.
Sui tempi, tuttavia, la direttrice non si sbilancia: «Andremo di pari passo con la restituzione degli spazi del castello: c’è una stretta collaborazione con la Soprintendenza che si sta occupando dei lavori», dice, ma il progetto del nuovo museo sembra ormai vicino alla realizzazione. «Probabilmente a breve si finirà il primo lotto di interventi e quindi si potrà iniziare con l’allestimento museografico di una prima sezione», assicura la direttrice. «Ho chiesto alla Soprintendenza di poter tornare a mostrare il mammut alla città quanto prima: su questo straordinario reperto c’è ormai un corredo di studi scientifici fatti in questi anni che vorremmo restituire al pubblico, dai piccoli ai grandi, in modo inclusivo e nuovo».
Un altro “tesoro” da esporre al castello, appena lo permetteranno i lavori, potrebbe essere il gonfalone, ospitato attualmente dall’Opificio delle pietre dure di Firenze: uno stendardo di 4,5 metri per 3 di seta rossa, risalente al 1579, collocato prima del sisma al piano terra del forte spagnolo, che dovrebbe tornare in città nei prossimi mesi, dopo otto anni dal suo restauro.
«La pandemia ha rallentato le operazioni per il rientro», spiega la Filetici, «in ogni caso se sarà possibile verrà esposto direttamente al Castello, una location che ha una particolarità: è già di per sé un monumento pazzesco, un museo dell’arte militare rinascimentale».
Proprio questo aspetto verrà valorizzato nel nuovo museo, attraverso la riapertura dei percorsi di difesa originari. «Se riusciremo a realizzare questo sogno di trasformazione del Munda», conclude la direttrice, «il forte spagnolo potrebbe diventare un centro di riferimento per le aree del centro Italia».
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